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| Negli Stati Uniti, la complessità della fattura del cash management nasconde risparmi sostanziali |
| 8/03/2010 | |
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Negli Stati Uniti, la fatturazione dei servizi di cash management si differenzia abbastanza nettamente dalle pratiche in uso in Europa e in tal senso merita un’attenzione particolare. Le fatture riepilogative si distinguono soprattutto per la mancanza di trasparenza dovuta in particolare al numero considerevole di voci di spese e all’assenza di uniformità delle diciture utilizzate dalle banche per indicare i servizi fatturati. Per ovviare a tale problema, un corporate potrebbe cercare di contenere al massimo il pool bancario responsabile del cash management, ma dovrà comunque tener conto del fatto che nessuna delle 7000 banche commerciali presenti nel territorio degli Stati Uniti dispone di una rete di agenzie abbastanza estesa da coprire i cinquanta stati del paese.
Una fattura immensa
« Per il momento, ogni servizio e ogni elemento di fatturazione recano una dicitura diversa e, da una banca all’altra, questi ultimi possono moltiplicarsi. Ad esempio, la categoria “assegni” può essere oggetto di una decina di fatturazioni diverse (per assegno, per fotocopia, per tasto di digitazione…), il che contribuisce a creare fatture che superano spesso le dieci pagine”, precisa Anne Vosgien, specialista prodotto Cash Management presso fbinance. L’assenza di trasparenza permette di occultare in parte i rialzi dei prezzi dei servizi di cash management. Nel 2009, l’aumento medio dei costi (3,9%), evidenziato da un’indagine di Phoenix-Hecht, è stato tanto più significativo se si considera che l’indice dei prezzi al consumo dell’anno precedente, che abitualmente anticipa la tendenza futura, è rimasto stabile. Dei 79 servizi censiti tramite fatture riepilogative (Account Analysis Statement) di più di 600 imprese degli Stati Uniti, circa tre su quattro hanno registrato un aumento di costo con un rialzo medio prossimo al 3%. A titolo illustrativo, nel 2009 il costo del servizio « account reconciliation input transmission item » ha registrato un rialzo del 25%. I costi relativi ai depositi sono aumentati dell’11% esattamente come quelli dell’inserimento manuale delle informazioni nei Lockboxes. Questi ultimi, paragonabili ai nostri prestatori di servizi di trattamento degli assegni (Tessi, Safig, Extelia…), salvo il fatto che sono di proprietà delle banche, sono responsabili di due dei tre servizi i cui costi sono maggiormente aumentati nel periodo 2006-2009. Le spese legate ai Lockboxes rientrano anch’esse, insieme a quelle dei servizi di reporting (estratti conti intraday, ecc…), fra quelle che pesano maggiormente sulla fattura globale.
Un potenziale di ottimizzazione
In risposta all’inflazione dei costi di cash management oltre Atlantico, un corporate ha il massimo interesse ad attivare un meccanismo di concorrenza. L’analisi delle fatture riepilogative evidenzia che spesso vengono accordati sconti sul prezzo di base. « L’esperienza ci dice che, se alcune spese fisse sono difficilmente comprimibili, altre, quali le spese relative all’utilizzo delle camere di compensazione per i bonifici o quelle dei servizi di reporting, per citarne solo alcune, possono essere dimezzate», precisa Lise Grosjacques, analista Cash Management di bfinance. Le gare d’appalto lanciate da bfinance sul mercato americano hanno dunque contribuito a ridurre la fattura globale relativa al cash management dal 25 % a 50 %. La filiale americana del grande gruppo francese, che consta di 10 entità presenti in 25 Stati e per la quale sono state originariamente identificate non meno di 30 banche per la gestione del cash management, ha ricevuto offerte che le consentono di ipotizzare riduzioni di costi sino al 45% rispetto alla fattura originaria. A conclusione della gara d’appalto, il gruppo ha deciso di ridurre a un decimo il numero dei propri partner di cash management.
Resta il fatto che il livello di risparmio ipotizzabile non è semplice da definire. Nessuna commissionea si basa concretamente sull’importo delle operazioni. Di fatto, negli Stati Uniti il costo complessivo del cash management non sembra proporzionale al volume di flusso, come accade forse in Francia, in particolare quando la fattura comporta una commissione per il movimento. Infine, l’esistenza di numerose spese fisse rende la fattura tanto più costosa per un corporate quanto più alto è il suo numero di filiali e di partner bancari. Questo parametro rende un po’ più complesso trovare un equilibrio ottimale fra il costo del cash management e la qualità del servizio.
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