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| Le banche italiane vogliono restringere ulteriormente le condizioni di credito |
| 19/02/2010 | |
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La contrazione dei crediti in essere ai corporate si conferma all’inizio dell’anno. L’ultima inchiesta della Banca d’Italia sulla distribuzione di credito (bank lending survey) evidenzia che un netto del 25% delle banche prevede di restringere ulteriormente le condizioni di accesso ai finanziamenti bancari nel primo trimestre, rispetto al 12,5% di banche italiane che hanno effettivamente irrigidito la concessione di prestiti alle imprese nel quarto trimestre 2009. In questo inizio d’anno, l’irrigidimento delle condizioni interesserà in modo particolare le richieste di prestiti delle PMI e le richieste di linee di credito a breve termine. Complessivamente, le banche si aspettano un rialzo della domanda di finanziamento nel primo trimestre (per il 50% netto delle banche che hanno risposto).
In media, gli istituti di credito italiani sono più conservatori dei rispettivi omologhi europei nella politica di distribuzione del credito, per la sussistenza di dubbi più consistenti sulla perennità della ripresa economica nella Penisola. Infatti, l’inchiesta trimestrale condotta dalla BCE evidenzia un netto del 5% di banche che prevedono di restringere i criteri di concessione di prestiti nel primo trimestre, a fronte del 3% che ha effettivamente irrigidito i propri criteri nell’ultimo trimestre del 2009.
Bilancio 2009
L’ultimo bollettino statistico della Banca d’Italia evidenzia, a fine dicembre, una diminuzione dei crediti in essere ai corporate del 2,4% su un anno, a 850 miliardi di euro. La portata del fenomeno è comunque contenuta a fronte del declino dell’attività economica, che secondo le ultime stime del governo dovrebbe raggiungere il 4,8%. Resta inoltre in linea con la diminuzione media dei crediti in essere constatata nei paesi della zona euro (2,3%).
Riduzione dei tassi d’interesse
Nello stesso tempo, i tassi di interesse praticati dagli istituti si sono distesi nel corso di tutto il 2009, sotto l’influsso delle massicce iniezioni di capitale della BCE. In Italia la distensione dei tassi è più accentuata che negli altri paesi della zona euro. A fine dicembre, il tasso medio sull’insieme dei crediti di in essere era del 3,21%, a fronte del 5,89% di un anno prima, come reazione a una consistente riduzione dei tassi sulle nuove operazioni (vedi grafico).
In parallelo, i crediti con scadenza superiore a cinque anni rappresentano una quota considerevole dei crediti in essere complessivi. I corporate hanno approfittato di condizioni di finanziamento estremamente favorevoli e medio e lungo termine per rifinanziarsi a lunga scadenza. I crediti in essere con scadenza superiore a 5 anni sono dunque aumentati del 5,5% mentre il tasso di interesse medio su queste scadenze si distendeva al 2,89%, il che corrisponde a un dimezzamento rispetto all’anno precedente. L’aumento dei crediti in essere a lungo termine non basterà comunque e compensare le riduzioni rispettivamente del 6,8% e dell’8,5% riscontrate nei comparti di scadenza da 1 a 5 anni e inferiore a 1 anno.
La contrazione dei volumi di crediti bancari è stata particolarmente consistente nei settori componenti e materiali elettrici (12,5%), nonché del tessile e dell’abbigliamento (12,2 %). Al contrario, i servizi alle imprese sono fra i rari settori che hanno registrato un rialzo significativo esposizioni per prestiti (3,4%). Infine, la congiuntura economica negativa ha avuto incidenza sul volume dei crediti dubbi, che lo scorso anno è aumentato del 48%. A fine dicembre, il loro importo era di 38,5 miliardi di euro. Se tale tendenza si confermasse, ciò potrebbe costituire un freno per le imprese desiderose di sfruttare fonti di accesso ai capitali che non siano i finanziamenti bancari tradizionali, in particolare quelli che poggiano sui crediti, come il factoring.
Fonte: Banca d’Italia
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