| Osservatorio SEPA: le imprese ritengono che non ci siano motivi sufficienti per adottare i mezzi di pagamento europei |
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| 16/07/2010 | |
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A due anni e mezzo dal lancio ufficiale del bonifico SEPA, i datisui volumi degli SCT in uscita originati dalle aziende italiane. A Bruxelles, la dinamica dell’Europa dei pagamenti sembra giunta a un punto morto e il proseguimento delle discussioni sulla determinazione di un termine ultimo per l’entrata in vigore si fa attendere. Viene da chiedersi se la SEPA sia giunta al capolinea. Le risposte date da cinque banche che hanno partecipato alla prima edizione dell’Osservatorio bfinance sulla migrazione alla SEPA portano a conclusioni non molto entusiasmanti. Per Mickaël Masson di BNL, Responsabile Sales Cash Management BNL Gruppo BNP Paribas, «gli stakeholders Imprese e PA manifestano un certo interesse relativamente ai nuovi strumenti di pagamento paneuropei ed alle possibili sinergie in termini di ottimizzazione della gestione amministrativa e finanziaria dei pagamenti. Le domande più frequenti riguardano i protocolli di colloquio (formati, regole, ecc.) con le banche». Ma nella maggior parte dei casi, le banche lamentano una mancanza di interesse per la SEPA da parte delle imprese italiane. Secondo Riccardo Madinelli di UniCredit, «al momento non si registra un grande interesse e le domande sono per ora abbastanza generiche, senza reale intenzione di passare a strumenti SEPA». «Hanno soprattutto timore che, la fase di transizione in particolare possa portare a dei disservizi. Le domande più frequenti riguardano commissioni, tempi di esecuzione e date di accredito. L'SDD non è ancora conosciuto. L'IBAN è un concetto ormai metabolizzato». Formato XML Di fatto, la maggior parte dei volumi di SCT è attualmente generata dalla clientela privata, che invia ordini di bonifico tramite i portali Internet, e dalle banche che hanno scelto di convertire in ordini SEPA i bonifici emessi nel formato domestico. Diversi gruppi bancari, come ING e Deutsche Bank, hanno scelto di mettere in comune le proprie infrastrutture per i pagamenti SEPA su scala europea e convertono quindi sistematicamente i bonifici in formato SEPA non appena BIC e l'IBAN + BIC vengono inseriti nell’ordine di pagamento. Per il conferimento di bonifici SEPA sono accettati da BNL, a seconda del canale, sia il formato SEPA CBI che il formato standard XML ISO 20022. E’ inoltre disponibile il servizio di data entry manuale sul front end del “corporate banking” di BNL. Sono in corso di sviluppo servizi di conversione dei file in SEPA. In realtà i grandi gruppi bancari italiani consigliano alle aziende di adottare il formato XML ISO 20022, raccomandato dal Consiglio europeo per i pagamenti (EPC), per l’emissione di ordini di pagamento SEPA. È infatti con questo formato che le imprese potranno approfittare dei principali vantaggi offerti dalla SEPA. Ma sono pochi i candidati all’utilizzo di questo nuovo formato. I maggiori ostacoli alla diffusione dell'SCT sono legati al fatto che tutte le imprese che non effettuano bonifici «a singolo inserimento» bensì utilizzando dei tools per la produzione del flusso, non hanno ancora strumenti per comporre file XML. Nell'attuale quadro di riferimento della SEPA (ad es. End date non ancora fissata, necessità di consolidamento di AOS dedicati al mercato italiano per replicare funzionalità proprie dei pagamenti domestici, ecc.) tali investimenti non sono ancora stati allocati e lo stato dell'arte è ancora fermo allo studio di fattibilità. Gli investimenti tardano ad arrivare, tanto più che il business case del SCT non è semplice. Il vantaggio del formato CBI – lato bonifici domestici attualmente in uso- è dato soprattutto dalla possibilità di specificare la valuta richiesta per il beneficiario, prassi largamente utilizzata nel mercato italiano. Il formato XML, adottato anche dal CBI per i bonifici SEPA, non contiene questa possibilità, nel rispetto delle regole ISO. Ciononostante, «il nuovo formato XML presenta solo vantaggi rispetto al formato domestico: universalità del linguaggio / non sequenzialità / auto definizione dei campi / maggiore flessibilità». Inoltre, «l’XML rappresenta incontestabilmente il formato del futuro che consigliamo prioritariamente, sebbene altri formati riconosciuti a livello internazionale come Edifact continuino ad essere adatti a soddisfare i bisogni dei clienti in quanto presenti in tutto il mondo», spiega Karoline von Richthofen, responsabile del mercato dei mezzi di pagamento alla Deutsche Bank. Sulla base delle risposte fornite dalle banche al nostro questionario, sono probabilmente meno di una decina i clienti corporate che attualmente utilizzano il formato XML ISO 20022. In termini di colloquio banca/cliente a mezzo piattaforme di remote banking, riteniamo che gli strumenti al momento disponibili siano adeguati. La lentezza di diffusione dell’ISO 20022 è dovuta in particolar modo al fatto che le imprese hanno bisogno di tempo per effettuare un’analisi globale del loro passaggio alla SEPA. Inoltre ogni paese intende includere nel formato XML ISO 20022 le proprie specificità, il che rende le discussioni più intense e complicate. Non è facile prendere una decisione che soddisfi tutti né fare concessioni o eccezioni. Direttiva sui servizi di pagamento La necessità di migrare alla SEPA è considerata dalle imprese ancor meno fattibile dato che l'entrata in vigore delle disposizioni della direttiva sui servizi di pagamento è già stata accompagnata da una revisione delle condizioni praticate ai clienti, in particolare sui giorni di valuta. Secondo le banche, la revisione delle condizioni sui giorni di valuta è stata per alcune immediata e per altre invece graduale e continua ancora oggi. Oltre alle date valuta, la direttiva ha avuto qualche incidenza sui tempi di esecuzione dei pagamenti. «I tempi di esecuzione sono in linea con i tempi stabiliti dalla PSD e sono uguali per SCT domestici ed esteri», sottolineano i responsabili UniCredit. Fino al 2012, alle banche sarà concesso un termine di tre giorni per inoltrare un bonifico, anche se la norma stabilisce un tempo massimo di esecuzione del pagamento pari a D+1. Deutsche Bank spiega che i tempi di esecuzione dei pagamenti SEPA sono identici in tutta Europa: un giorno, nel caso in cui la banca del beneficiario del pagamento è connessa alla piattaforma di compensazione SEPA EBA Clearing, e fino a un giorno in più se la banca del beneficiario è partecipante indiretto alle infrastrutture di clearing. 700 SDD in aprile! In conclusione, questi miglioramenti già apportati dalla PSD sembrano ridurre ancora di più la necessità di passare rapidamente agli strumenti di pagamento SEPA, anche se UniCredit osserva «un interesse verso la creazione di payment factories da parte soprattutto delle aziende multinazionali o anche solo con filiali in altri paesi SEPA». La prospettiva della messa a disposizione da parte delle banche italiane dell’addebito diretto a partire dal 22 luglio non provoca un’inversione di tendenza. La maggior parte delle banche indica di aver ricevuto segnali di interesse per il SEPA Direct Debit da parte dei clienti che incassano tramite bonifico, ma le incertezze relative all’accessibilità dei conti dei debitori a questo mezzo di pagamento, le sfide poste dallo sviluppo di un nuovo circuito di gestione dei mandati a carico del creditore (schema CMF) e il carattere incompleto del formato di messaggistica XML per veicolare gli SDD sembrano aver ridimensionato le ambizioni dei grandi fatturatori che desideravano adottare il SEPA Direct Debit il più presto possibile. La stanza di compensazione paneuropea EBA Clearing ha registrato in media ogni mese solo 40 addebiti diretti SDD Core e 40 addebiti diretti SDD B2B tra novembre 2009 e marzo 2010. In aprile, il nuovo mezzo di pagamento europeo è stato caratterizzato da una crescita sostanziale: sono state effettuate 190 transazioni secondo lo schema SDD Core e 520 transazioni secondo quello SDD B2B! «La funzionalità di allineamento Elettronico Archivi rappresenta un servizio largamente utilizzato e considerato efficiente e vantaggioso dai creditori, la cui assenza nel modello SDD ne rende debole l'interesse. A tale proposito, la comunità bancaria italiana, assieme alle imprese di maggiori dimensioni, sta completando la definizione del servizio SEDA (SEPA Electronic Database Alignment) proprio per rispondere a questa esigenza», spiega Mikael Masson, di BNL. Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
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