| Le nuove condizioni di interscambio Visa rilanciano in parte l’interesse dell’acquiring cross-border |
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| 17/06/2010 | |
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Ampiamente diffuso dai media, lo scorso aprile, l’annuncio di un accordo fra la Commissione europea e Visa Europa sulle commissioni multilaterali di interscambio (CMI) applicate alle transazioni tramite carte di debito nell’ambito dello spazio economico europeo ha in parte rilanciato l’interesse dei corporate ad ottimizzare il costo delle operazioni relative agli incassi tramite carte attraverso una soluzione di acquiring transfrontaliera. Ricordiamo che l’acquiring cross-borderconsiste nel basarsi sul co-branding PagoBANCOMAT/VPay o PagoBANCOMAT/Maestro (co-badging) delle carte di pagamento in circolazione in Italia per affidare l’acquiring delle proprie carte a un istituto bancario situato all’estero al fine di ridurre i costi legati alla commissione di interscambio domestico. Questa commissione sulle operazioni di addebito immediato, imposta dal consorzio Bancomat, è stata peraltro ridotta a seguito dell’accordo fra Visa e la Commissione, come negli altri otto paesi in cui la rete di carta internazionale fissa la CMI nazionale (Grecia, Ungheria, Islanda, Irlanda, Malta, Svezia, Lussemburgo e Paesi Bassi). L’accordo prevede che la commissione di interscambio domestico sulle carte di debito passi da 0.13 euro a 0.12 euro, cui si aggiunge una commissione variabili dello 0,16% dell’importo della transazione.
Sul piano matematico, una diminuzione della CMI applicabile ai pagamenti transfrontalieri aumenta i risparmi realizzabili sulle operazioni su carte da parte di un istituto estero. Il commissario europeo per la concorrenza, Joaquin Almunia, ha accolto in questi termini l’impegno di Visa Europa a ridurre le commissioni multilaterali di interscambio e a rendere le proprie regole più trasparenti « l’efficacia del sistema finanziario europeo ne risulterà migliorata, nell’interesse dei consumatori e dei commercianti ». La federazione EuroCommerce non condivide questa posizione e critica aspramente la decisione di Bruxelles che, a suo parere, consolida i meccanismi di interscambio sulle carte. « Dal primo ricorso da parte di EuroCommerce, 13 anni fa, Visa e Mastercard non hanno mai giustificato in modo convincente le commissioni di interscambio sulle transazioni tramite carte », sottolinea Xavier Durieu, segretario generale della federazione. E ciò quanto al merito.
Il raggruppamento internazionale ha proposto di ridurre allo 0,20% del prezzo di una transazione la commissione fissata collettivamente e fatturata dalle banche per ogni pagamento transfrontaliero (cross–border) effettuato tramite carta di debito. Si tratta di un tetto medio di commissione applicabile alle operazioni transfrontaliere di Visa Europa. Questo livello dello 0,20% è identico a quello applicabile alle transazioni tramite carte di debito immediato del raggruppamento Mastercard, convalidato dalle autorità europee della concorrenza nella primavera del 2009.
É chiaro che Visa non si è (ancora?) decisa ad applicare, come la sua omologa Mastercard, una CMI media dello 0,3% sulle transazioni tramite carte di credito per porre fine all’azione delle autorità europee della concorrenza nei suoi confronti. In proposito, la procedura antitrust è tuttora attuata. Il raggruppamento Visa spera forse che l’indagine probabilmente avviata dalla Commissione nel 2010 sui costi delle varie modalità di pagamento le permetterà di giustificare una CMI superiore allo 0,3% di Mastercard sulle carte di credito? Per Bruxelles, il livello dello 0,2% della CMI sulle carte con debito immediato rispecchia l’applicazione del “metodo di indifferenza del commerciante”, che mira a fissare la CMI a un livello tale che per il commerciante non vi sia alcuna differenza se il pagamento meno viene effettuato tramite carta di debito Visa Europa o in contanti.
Calcoli di ottimizzazione
A seguito dell’accordo, le autorità europee della concorrenza hanno prontamente aperto una consultazione pubblica di alcune settimane sulla proposta di Visa Europa, per un’applicazione tempestiva delle nuove condizioni. I corporate dovranno quindi aggiornare i propri calcoli di ottimizzazione relativi all’acquiring transfrontaliera, sulla base della futura griglia dettagliata delle commissioni applicabili alle transazioni tramite carta Visa con addebito immediato. I risultati potrebbero non presentare forti differenze, in quanto il raggruppamento aveva già ridotto notevolmente le proprie commissioni nel marzo 2009 per adeguarsi all’ambiente concorrenziale creato dall’attuazione dello spazio SEPA.
Le regole europee prevedono la possibilità che un commerciante affidi le operazioni relative alle carte bancarie a un istituto situato all’estero, anche se, di fatto, le barriere tecniche e l’assenza di standard comuni nei diversi paesi europei rendono quasi impossibile questa operazione. Attualmente, si può solo ipotizzare un’acquiring organizzata tramite Visa e Mastercard.
Perché una banca situata all’estero possa acquisire i pagamenti di un commerciante, è tuttavia necessario tradurre le diciture presenti sulle carte e sulle richieste di autorizzazione. Tale operazione richiede inoltre la creazione di un centro di elaborazione che, a seconda dell’importo del pagamento e del tipo di carta, sia in grado di orientare la transazione verso l’istituto che praticherà l’offerta più vantaggiosa. Infine, i terminali di pagamento dovranno essere interamente riparametrati.
La deviazione per difetto delle carte co-branding rappresenta uno dei principali ostacoli alla concorrenza identificati da Bruxelles nei quali è attualmente impegnato il Consiglio europeo dei pagamenti (EPC) . Dal punto di vista della Commissione europea, è indispensabile che le banche non possano più orientare le transazioni tramite carte verso il raggruppamento che garantisce loro la remunerazione più vantaggiosa. Da parte loro, i commercianti si oppongono a lasciare libera scelta al cliente, in quanto ciò gli permetterebbe di optare per il raggruppamento che, in definitiva, gli garantisce il maggior numero di vantaggi. « Non è certo il caso di alimentare il conto-regalo dei nostri clienti pagando una CMI più alta », spiega in sostanza un tesoriere. I canadesi avrebbero risolto facilmente il problema vietando semplicemente le carte co-branding. Bruxelles dispone dunque di un validissimo argomento per indurre le varie parti, in Europa, ad accordarsi rapidamente in proposito nell’ambito del Cards Stakeholders Group dell’EPC.
Le carte di debito emesse dalle reti internazionali rappresentano circa un quarto dello stock di carte di debito in circolazione sul mercato italiano e sono utilizzate nel 12% delle transazioni effettuate con carte di debito su terminali di pagamento. Probabilmente a causa di questi vincoli tecnici e delle difficoltà nel valutare esattamente i potenziali guadagni, sinora le acquisizioni transfrontaliere hanno riguardato sostanzialmente le operazioni di vendita a distanza, che non sono soggette alle stesse esigenze tecniche e giuridiche delle vendite di prossimità (tramite un POS). I paesi maggiormente interessati dalle banche che praticano l’acquiring cross-bordersono Australia, Belgio, Germania, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Regno Unito. In Italia, i volumi trattati tramite acquiring cross-bordersono riservati e i gruppi che intendono ottimizzare i costi degli incassi tramite carta bancaria tendenzialmente cercano l’interbancarietà in una forma più o meno evoluta. Il modo più semplice, attuato in particolare da alcune società della grande distribuzione, consiste nell’affidare l’acquiring delle proprie carte all’emittente più importante di una determinata regione. Il paesaggio bancario italiano si presta particolarmente a questa forma di ottimizzazione. Sapendo di trattare molte acquisizioni realizzate da carte che essa ha emesso la banca acquirente concederà tariffe preferenziali. In una forma più riuscita, la ricerca di interbancarietà consiste nel far convergere le acquisizioni verso la banca del titolare di ogni carta, onde ridurre al minimo l’interscambio. Questo processo, che lascia intravedere risparmi sostanziali, ha comunque una forte dimensione tecnologica.
L’attenzione nei confronti dell’acquiring cross-borderpotrebbe accrescersi con la messa a punto di un’offerta sostanzialmente da parte di gruppi bancari di origine straniera. Barclaycard, in particolare, non nasconde l’ambizione di togliere quote di mercato ai leader dell’acquiring in Italia, come CartaSi/Key CLienti e il suo 60% di quote di mercato, con una politica commerciale aggressiva comprensiva di un’offerta di acquisizione transfrontaliera. Basandosi sostanzialmente sulla piattaforma di acquiring multipaese del gruppo BNP Paribas, BNL Positivity, società del gruppo BNL, sarebbe eventualmente in grado di proporre una soluzione di acquiring transfrontaliera, anche se ciò non sembra essere uno degli obiettivi prioritari della società. Di fatto, un corporate italiano che pensasse a un passaggio all’acquiring cross-borderotterrebbe una quotazione in debita forma da parte di questi istituti.
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