| Le società trascurano l’equilibrio nei rapporti con le banche |
|
|
| 12/05/2010 | |
|
Un sondaggio realizzato da bfinance rivela che due terzi delle imprese non conoscono con precisione quanto versano ai loro istituti di credito. L’accesso ai finanziamenti rappresenta il principale criterio di selezione di un partner bancario
Le aziende italiane sono complessivamente soddisfatte della qualità dei loro rapporti con le banche, che giudicano all’unanimità “abbastanza buoni”. Lo stesso elevato livello di soddisfazione si ripete riproponendo la domanda nel contesto delle problematiche di finanziamento, elemento centrale nella selezione di un partner bancario. Sono queste alcune delle conclusioni a cui è giunto un sondaggio sui rapporti con le banche condotto da bfinance su 17 società italiane che realizzano un volume d’affari medio di 1,1 miliardi di euro e ponderato di 0,45 miliardi di euro. In un quadro di tensioni sul fronte dei finanziamenti, le risposte a questo studio, fornite da direttori finanziari, responsabili finanziamenti-liquidità, tesorieri e tesorieri di gruppo, delineano lo schema dei fattori chiave nei rapporti con le banche dal punto di vista delle aziende. Fra i temi affrontati figurano i criteri alla base della selezione di una banca, in linea generale e per singolo segmento di attività, o ancora i metodi adottati nella selezione di un partner bancario. L’idea è quella di offrire un sostegno per confrontare le prassi di ognuno. In media, l’accesso ai finanziamenti rappresenta per tre società su dieci il principale dei criteri presi in considerazione nella selezione di un partner bancario, prima della qualità del servizio e del costo. La durata nel tempo del rapporto o la qualità del funzionario di banca vengono relegate in secondo piano. Il costo si impone come criterio principale, ma non primordiale, tra quelli considerati al momento della scelta di un istituto di credito. In materia di finanziamenti bancari, le società affermano di cercare innanzitutto un interlocutore reattivo, in grado di rispondere alle loro richieste in tempi stretti. I soggetti interpellati si mostrano invece meno sensibili rispetto a quelli francesi rispetto soprattutto alla capacità dell’istituto di credito di elargire finanziamenti e collocano questo criterio in terza posizione nella scelta di una banca. In materia di gestione della liquidità (cash management), le società italiane pongono l’accento sull’adattabilità dell’offerta alle esigenze dell’impresa e sulla flessibilità operativa.
Fonte : bfinance
Un rapporto trascurato In media due gruppi su tre valutano formalmente le prestazioni dei loro diversi partner bancari; gli altri lamentano in maggioranza l’assenza di strumenti adatti a tale scopo. L’equilibrio nei rapporti con ciascun istituto di credito viene invece trascurato. Il 71% degli interpellati non ha infatti un’idea precisa del livello di proventi che ciascuna delle banche realizza nel quadro dei rapporti con il loro gruppo. Solo un terzo dichiara di sapere quanto versa ogni anno alle sue banche. Questa scarsa conoscenza dei redditi affidati agli istituti di credito non impedisce alle imprese di ritenere di disporre di informazioni sufficienti ad intrattenere rapporti equilibrati con i funzionari bancari di riferimento. La stragrande maggioranza dei grandi gruppi (quasi nove su dieci) conosce per esempio il rating assegnato internamente da alcune o dalla totalità delle loro banche principali. Inoltre, l’88% delle società giudica i rapporti con le banche equilibrati e il 6% li ritiene addirittura a loro favorevoli. Soltanto il 18% dei soggetti interpellati valuta insufficienti le informazioni. A mancare sono soprattutto la conoscenza dei costi interni delle banche e della redditività delle operazioni per le banche.
Ricerca di un nuovo equilibrio nei rapporti con le banche dei grandi gruppi Dopo l’episodio della crisi finanziaria, tradottosi in special modo in tensioni sul fronte dei finanziamenti, il 35% delle imprese aspirano ad un riequilibrio dei loro rapporti con le banche. La ricerca di questo nuovo equilibrio consiste per la metà delle imprese interessate in una semplice riallocazione del loro business e, per l’altra metà, in una riduzione del numero dei partner. Nessuna società mira a ridistribuire il suo consumo di servizi bancari nella direzione di un’apertura a nuovi partner. Il sondaggio rivela che i grandi gruppi sono ricorsi di rado ad un processo formale di selezione dei propri istituti di credito, per privilegiare invece le negoziazioni bilaterali. È in materia di finanziamenti bancari che la contrattazione avviene il più delle volte in prima persona (nell’70% dei casi in media). Per contro, la comparazione fra le diverse offerte bancarie attraverso una negoziazione strutturata (sotto forma di consultazione formale delle banche interpellate) risulta molto più frequente nell'ambito dell'offerta di servizi di cash management. Anche se non nella totalità dei casi, i due terzi degli interpellati hanno fatto ricorso, sistematicamente o saltuariamente, ai bandi d’offerta per rinegoziare i propri flussi. Secondo le società, tale rinegoziazione sui flussi avviene ogni sei mesi (6%) o ogni anno (82%) e mai in tempi più lunghi.
Fonte : bfinance
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
|
|
© bfinance. Tutti i diritti sono riservati. Il contenuto pubblicato sui nostri differenti supporti editoriali (sito internet, conferenze, presentazioni, pubblicazioni cartacee) deve essere utilizzato esclusivamente a scopo personale e per finalità non commerciali. Qualsiasi copia, riproduzione, traduzione, diffusione (anche da formato elettronico a cartaceo e viceversa) è proibita e deve essere sottoposta all’autorizzazione dell’editore. E’ necessario definire accordi specifici con bfinance per essere autorizzati a diffondere il contenuto delle pubblicazioni di bfinance. Per eventuali richieste ed approfondimenti, vi preghiamo di contattare Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo







