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Consenso Tassi e Cambi – Maggio 2010: l’euro investito dalla bufera dei debiti sovrani Stampa E-mail
12/05/2010

 

 

La crisi greca ha rafforzato i timori sulla deriva dei disavanzi pubblici in diversi Stati europei, risvegliando la paura di un contagio del sistema finanziario mondiale. A riaccendere il nervosismo dei mercati è stato il declassamento del debito greco nella categoria speculativa ossia dei titoli spazzatura (junk bond), proprio mentre l’Unione europea e l’FMI definivano i dettagli di un piano triennale comune di sostegno ad Atene di 110 miliardi di euro. Alla fine, la Grecia dovrebbe riuscire a garantire il rifinanziamento di un’obbligazione decennale che giungerà a scadenza il prossimo 19 maggio. «Riteniamo che la Grecia riuscirà a far fronte al rimborso del suo debito. In teoria, la solidarietà europea dovrebbe bastare ad impedire una ristrutturazione del debito greco», suggerisce René Defossez, economista di Natixis. «Inoltre, la BCE pare seriamente intenzionata ad evitare l'emergere di problemi seri per il debito sovrano».

 

L’Unione europea e l’FMI hanno annunciato il 2 maggio i dettagli del meccanismo di sostegno finanziario alla Grecia. I membri dell’area euro contribuiranno al finanziamento del piano con 80 miliardi di euro ripartiti sui prossimi tre anni; l’apporto di ogni paese dipenderà dalla rispettiva quota nel capitale della BCE mentre il contributo dell’FMI sarà pari a 30 miliardi di euro. Come contropartita, la Grecia ha accettato nuovi tagli al bilancio. Il deficit andrà ridotto dal 14% del 2009 al 3% entro il 2014. Gli impegni assunti non sono tuttavia bastati a rasserenare i mercati. JP Morgan Chase si interroga in particolare sul grado di subordinazione tra i finanziamenti dell’FMI e quelli dell’area euro. «Il FMI si aspetta sempre di essere rimborsato», sostiene David Mackie, economista di JP Morgan Chase. «La precedenza nel rimborso dei prestiti dell’area euro non è chiara, come anche il loro destino qualora la Grecia non riuscisse a ridurre il proprio disavanzo nei termini previsti». In tempi strettissimi, l'Unione europea deve coordinare, in ogni paese finanziatore, il processo legislativo necessario alla concessione dei prestiti bilaterali. «Siamo convinti di non incontrare ostacoli legislativi importanti, anche se la Germania rischia di dover affrontare un’autentica battaglia con la corte costituzionale», conclude David Mackie.

 

In seguito all’annuncio dell’accordo relativo alla Grecia, i timori sulla sostenibilità del debito pubblico si sono spostati su altre obbligazioni sovrane dell’area euro. Sulla scia di quanto accaduto alla Grecia e al Portogallo, dopo il declassamento deciso da Standard & Poor’s il 28 aprile, è stata la Spagna a diventare il nuovo bersaglio dei mercati. Le speculazioni sulla capacità di Madrid di tener testa ai rimborsi del debito hanno accentuato il crollo della moneta unica. A fine aprile il cambio euro/dollaro segnava i minimi degli ultimi dodici mesi, intorno a 1,32, per toccare questo giovedì il valore di 1,28. Tutti e dieci gli economisti di banca che contribuiscono all'elaborazione delle previsioni mensili su Tassi e cambi di bfinance hanno ridotto le proprie previsioni a tre mesi sulla moneta unica. La previsione media a fine luglio è ormai pari a 1,33, in calo di 4 centesimi, mentre la previsione più bassa è quella di ING, a 1,29.

 

Prima dell’annuncio del sostegno finanziario alla Grecia, i rendimenti delle obbligazioni decennali emesse dal governo greco avevano raggiunto l’11,2%, un livello circa tre volte superiore rispetto a quello del Bund tedesco e non lontano da quello dei titoli emessi dal Pakistan. «Gli spread si manterranno elevati a breve termine, almeno fino alla concessione della prima parte del piano di salvataggio finanziario dell’Unione europea e dell’FMI», sostiene Guillaume Menuet, economista di BofA Merrill Lynch. «Sulla base delle condizioni associate alla parte 2011-2012 del finanziamento e degli importi connessi, riteniamo che i problemi di solvibilità della Grecia siano destinati a risolversi gradualmente. Partendo da questo scenario di base, ci attendiamo verso la fine dell’anno una riduzione a 300 pb della distanza tra i rendimenti dei titoli decennali greci e tedeschi».

 

 

Contagio

Il costo delle garanzie contro un default della Grecia, della Spagna, del Portogallo o dell'Italia ha raggiunto livelli record, a dimostrazione che i problemi di bilancio della Grecia sono sfociati in una crisi di fiducia nei confronti dell'Europa intera. L’Italia, che mostra un rapporto debito/PIL tra i più elevati al mondo, ha registrato a fine aprile uno scostamento di 10 pb dei suoi CDS, sino a raggiungere un livello di 160 pb. I CDS sul debito portoghese hanno invece registrato uno scostamento pari a quasi 400 pb! La rivalutazione del rischio sovrano allontana le prospettive di un aumento dei tassi guida della BCE, che ha mantenuto invariate le proprie condizioni di rifinanziamento in occasione della sua riunione del 6 maggio. Quest’anno, secondo le previsioni degli economisti, anche i tassi guida della Fed non dovrebbero registrare variazioni. Nel segmento dei tassi a lungo termine, il rendimento del Bund a 10 anni si colloca intorno al 3,34% e quello del T-Bond con scadenza a fine ottobre al 3,99%.

 

 

Consensus Maggio 2010

 

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