| « La diversificazione dei finanziamenti è una priorità », Olivier Guélaud, Pernod Ricard |
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| 19/03/2010 | |
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Dopo aver finanziato per intero tramite prestito bancario l’acquisizione di Vin&Spirit, Pernod Ricard cerca ora di diversificare il proprio debito optando per finanziamenti senza intermediazione. Una strategia che ha condotto il gruppo a privilegiare in primo luogo i finanziamenti sulla base di crediti, in grado di offrire un miglior controllo dell’andamento degli indici finanziari, prima di avviare il ritorno ai mercati obbligazionari. Il factoring e la cartolarizzazione presentano infatti numerosi pregi ben identificati da Pernod Ricard, che nel corso dell’esercizio 2008-2009 ha concluso tre operazioni di questo tipo per un importo complessivo di 720 milioni di euro. Secondo Olivier Guélaud, direttore dei finanziamenti e della tesoreria del gruppo, « l’aumento del costo del credito indotto dalla crisi ci porta a considerare in modo più sistematico i programmi di factoring o di cessione di crediti. Questi programmi, oggi di nuovo piuttosto competitivi in termini di prezzi, consentono una buona creazione di liquidità abbreviando il ciclo di incasso e permettono di trasferire i rischi connessi alla gestione della posta cliente». Nel dicembre 2008 Pernod Ricard Finance e numerose filiali operative del gruppo hanno sottoscritto con BNP Paribas Factor un programma paneuropeo di factoring per un importo lordo di 350 milioni di euro. Questo programma di factoring, della durata minima di tre anni, portato nel giugno 2009 a 400 milioni di euro tramite clausola addizionale, ha permesso di rimborsare in parte la tranche A del credito di acquisizione Vin&Spirit. Inoltre, nel mese di giugno 2009 Pernod Ricard ha sottoscritto con Calyon una cessione di crediti commerciali idonei a Ester, per un importo iniziale di 45 milioni di euro, 130 milioni di dollari e 120 milioni di lire sterline. Un’altra operazione di factoring, conclusa nel mese di dicembre 2008 fra Pernod Ricard Pacific Pty e NAB, ha interessato Australia e Nuova Zelanda per l’importo di una quarantina di milioni di euro. In passato, alcune filiali del gruppo avevano già condotto operazioni limitate di cessione di crediti. Con queste tre nuove operazioni, Pernod Ricard ritiene di aver usufruito nel migliore dei modi delle opportunità di finanziamento da esse consentite. I contratti di factoring, così come l’operazione di cartolarizzazione, comportano un’operazione deconsolidante, in quanto viene trasferita al cessionario la quasi totalità dei rischi e vantaggi legati ai crediti ceduti. Tale operazione, insieme alla cessione di attivi e ovviamente alle attività operative del gruppo, ha contribuito a ridurre il rapporto debito / ebitda di Pernod Ricard. Tale rapporto, che dopo l’acquisizione di Vin&Spirit a metà 2008 era di 6,2, nel mese di giugno 2009 è sceso a 5,3. A fine dicembre 2009 era inferiore a 5,5. Di fatto, in considerazione di una creazione di cash flow significativa, Standard & Poor’s ha stabilizzato la sua prospettiva sul rating di credito del gruppo. Rating e coefficiente di solvibilità Con il rating BB+/Ba1, vale a dire appena al di sotto del livello della categoria investimento, Pernod Ricard ha come « obiettivo di rientrare nella categoria investimento, il che suppone il ritorno del rapporto debito su ebitda sotto al livello 4, commenta Olivier Guélaud. Il direttore dei finanziamenti non prevede di rinegoziare il proprio debito bancario qualora il gruppo rientrasse nella categoria investimento. Pernod Ricard ha già rivisto lo scorso anno le condizioni di apprezzamento dei due coefficienti finanziari legati al suo debito bancario nonché il calendario applicabile a tali condizioni. Il calendario è stato rinviato di un anno per i periodi decorrenti dal 30 giugno 2010, « un adeguamento tattico a nostro totale vantaggio al preciso scopo di ridurre i vincoli », sottolinea Olivier Guélaud. Più obbligazionario La ricerca di sicurezza ha indotto Pernod Ricard a cercare scadenze più lunghe nei finanziamenti bancari (5 anni), anche sulle linee di liquidità. Oggi il gruppo accresce la quota dell’obbligazionario, con l’obiettivo di arrivare a un equilibrio 50/50 fra finanziamenti con e senza intermediazione entro il 2013, data di scadenza della parte sostanziale del debito bancario. La prima emissione obbligazionaria di Pernod Ricard risale al 2006, anche se il gruppo aveva ereditato alcune linee con l’acquisizione di Allied Domecq. La primavera scorsa, ha emesso un prestito di 800 milioni di euro a cinque anni e mezzo, con un margine all’emissione di 400 punti di base al di sopra del midswap. Il gruppo conta di riproporsi regolarmente sui mercati per garantire il rifinanziamento delle scadenze. Nel 2011, dovrà far fronte ad alcuni crolli obbligazionari e al rimborso di quanto rimane della tranche a 3 anni del prestito bancario contratto per l’acquisizione di Vin & Spirit. Debito in valuta La politica di copertura del rischio di cambio del gruppo porterà Pernod Ricard a privilegiare in futuro emissioni in dollari piuttosto che in euro? La questione resta aperta, in quanto sinora la gestione dei finanziamenti ha contribuito alla copertura del rischio di cambio, attraverso un debito espresso in valuta. Dall’internazionalizzazione del gruppo nel 2001 con l’acquisizione di Seagram, il debito di Pernod Ricard rispecchia la quota di fatturato realizzata in dollari. Con l’acquisizione di Vin&Spirit è stata ripartita per il 55% in dollari e per il 45% in euro. Secondo Olivier Guélaud, « questa ripartizione crea un equilibrio attivo-passivo interessante, che contribuisce a limitare la volatilità del rapporto debito su ebitda e offre una protezione naturale per il risultato netto. Infatti, quando il risultato operativo risente negativamente del tasso di cambio, il risultato finanziario e il debito ne risentono positivamente ».
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