| Dematerializzazione delle fatture: le banche mirano al segmento delle PMI |
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| 8/03/2010 | |
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Per Bruxelles, non vi sono dubbi. In Europa, lo sviluppo della fattura elettronica deve puntare sulle PMI. Ebbene, con il moltiplicarsi delle piattaforme di dematerializzazione fiscale, oggi molte imprese di medie dimensioni esitano ad impegnarsi in una soluzione precisa, mancando adeguate garanzie sul livello di interoperabilità sulle piattaforme utilizzate dai partner commerciali. In una sua relazione specifica, oggetto di possibili commenti sino alla fine del mese, il gruppo di periti della Commissione Europea in materia di fatturazione elettronica raccomanda l’adozione della norma UNCEFACT per gli scambi di fatture su supporto dematerializzato. L’obiettivo dichiarato è di migliorare l’interoperabilità fra le piattaforme di dematerializzazione, ma la proposta è stata oggetto di critiche da parte degli specialisti della fattura elettronica (vedi in proposito il nostro articolo di seguito)
Riconoscendo ormai il livello di standard alla recente norma UNCEFACT, il cui utilizzo è sinora riservato, Bruxelles agevolerà l’ingresso delle banche sul mercato della fatturazione elettronica, con la prospettiva finale di poter rapidamente convertire il mondo delle PMI. Sotto l’egida dell’Associazione bancaria per l’euro (ABE), un gruppo di lavoro di 20 banche europee dichiara di aver portato a termine l’elaborazione di una soluzione di fatturazione elettronica paneuropea.
Il progetto dell’ABE consiste nel passare attraverso i canali bancari per mettere facilmente in relazione le imprese. Nel contesto attuale, gli scambi di dati di fatturazione informatizzata (EDI) si scontrano con le difficoltà degli editori di ERP nel comunicare con il mondo delle PMI. Se è vero che ogni impresa dispone di un conto in banca, non tutte dispongono però di un software di gestione integrato! Il concetto dell’ABE è stato elaborato in sintonia con il lavoro di un gruppo di esperti sulla fatturazione elettronica della Commissione Europea. Il capitolato d’oneri della soluzione è stato messo a punto secondo la norma UNCEFACT.
Firma superflua
La fatturazione elettronica potrebbe dunque evolvere da un modello « triangolare », basato sulla collaborazione fra un fornitore e un acquirente collegato allo stesso prestatore di servizi per la trasmissione della fattura, verso un modello cosiddetto “quadrangolare”, nel quale vi sarebbe una rete di scambio di messaggi fra i due prestatori di servizi (il prestatore può essere un’istituzione finanziaria o meno) che mette in relazione il debitore e il creditore. L’apposizione di una firma digitale sarebbe supportata nel trasporto del messaggio, ma non sarebbe comunque convalidata dal servizio. I partecipanti e i loro prestatori dovranno designare i responsabili per l’applicazione e la convalida della firma digitale. La soluzione intende dunque essere elastica, dato che in questo momento stesso la Commissione Europea propone di sopprimere l’articolo 233 dell’attuale legislazione comunitaria. Attualmente, questo articolo propone agli Stati membri di accettare la fattura elettronica se ne è garantita l’autenticità e l’integrità da un meccanismo di firma elettronica, da uno scambio EDI oppure da altri metodi lasciati a libera scelta di ogni Stato membro.
Servizi aggiuntivi
Le banche hanno già attivato un certo numero di canali elettronici di distribuzione, quali la banca on line, ma anche servizi di notifica o di trasferimento di file tramite e-mail o cellulare. Con costi minimi, si potrebbe facilmente aggiungere la fatturazione elettronica. Una cosa è certa, la prestazione di servizi di dematerializzazione costituisce per le banche un primo passo verso lo sviluppo di servizi aggiuntivi. Disponendo di miglior visibilità sugli incassi futuri dei clienti, le banche potranno proporre, in particolare, soluzioni di finanziamento del fabbisogno di capitale circolante a costi contenuti.
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