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L’Italia traspone la direttiva sui servizi di pagamento Stampa E-mail
19/02/2010

 

Il 22 gennaio il governo italiano ha adottato il decreto che traspone la direttiva sui servizi di pagamento (PSD) nella legislazione nazionale. Il testo, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 13 febbraio, entrerà in vigore il 1° marzo, vale a dire con quattro mesi di ritardo sul calendario fissato inizialmente dal legislatore europeo. L’Italia è il diciottesimo paese europeo che traspone la direttiva.

 

Fra i pochi ad aver recepito l’informazione, il fornitore di soluzioni tecnologiche per il settore bancario e finanziario SIA-SSB precisa quali evoluzioni abbia subito il sistema di pagamenti in Italia a seguito della direttiva: maggior tutela dei consumatori per pagamenti non autorizzati e ordini errati; tempi di esecuzione dei bonifici ridotti a un giorno lavorativo; e, infine, creazione  degli istituti di pagamento, in base alla quale soggetti che non siano una banca (ad esempio, gli operatori telecom), potranno prestare servizi di pagamento grazie a un’autorizzazione locale rilasciata da Banca d’Italia. Fra le numerose opzioni di trasposizione offerte dal testo, il governo italiano ha voluto conservare per le micro-imprese un regime in linea con quello riservato ai consumatori, senza possibilità di deroga.

 

 

Impatti operativi

 

Per molti tesorieri, le disposizioni della direttiva richiederanno una revisione delle procedure di pagamento. Infatti, numerose pratiche, quali i bonifici con valuta fissa e i bonifici con valuta retrodatata non saranno più autorizzati, in quanto la nuova normativa europea impone regole molto rigorose per le date di valuta. In futuro, per aver la certezza che i fondi vengano accreditati sul conto del beneficiario alla scadenza prevista, i bonifici degli stipendi dovranno essere pianificati con la massima precisione. Sempre di più, i tesorieri dovranno tener conto dell’ora cut off di ogni banca, per non rischiare che il loro ordine  venga eseguito con un giorno di ritardo. Inoltre, dovranno avere sempre ben presente il calendario dei giorni lavorativi delle banche. Peraltro, mentre le sei principali banche che prestano servizi di di cash management dovrebbero rispettare lo spirito della direttiva ed eseguire entro un giorno gli ordini di pagamento trasmessi per via elettronica (almeno per i pagamenti interni), gli istituti di dimensioni minori che non abbiano accesso diretto alle infrastrutture di pagamento interbancario potrebbero applicare tempi di esecuzioni più lunghi (entro i termini della direttiva) fino al 2012. La direttiva lascia aperta l’opzione per tutte le banche e i tesorieri devono tener conto di questa eventualità. In sintesi, si impone una verifica del nuovo standard relativo al servizio di esecuzione dei pagamenti di ogni partner bancario.

 

 

Eliminazione delle date di valuta

 

Al di là di tale aspetto, il grande cambiamento attuato dalla direttiva consiste nell’eliminazione dei giorni di valuta e nel divieto di fatto dei sistemi di remunerazione dei servizi bancari basati sul float. Questa disposizione verrà applicata dal 1° marzo, segnando così una rottura storica nella pratica delle attività di cash management in Italia.  Le banche italiane hanno potuto disporre di parecchi mesi per adeguarsi al nuovo orientamento europeo e la transizione verso un nuovo modello economico si profila tanto meno brusca se si considera che la debolezza dei tassi a breve termine dall’inizio della crisi ha già ridotto dal 70% all’80% i redditi generati dal float.

 

Le considerazioni sui problemi creati dall’eliminazione dei giorni di valuta  variano comunque a seconda delle banche che prestano servizi di cash management.  Alcuni istituti italiani di prim’ordine sostengono che la perdita di redditi sulle attività di cash management deve essere analizzata in un contesto di equilibrio globale nel rapporto bancario. In sintesi, l’attività di finanziamento alle imprese e le operazioni straordinarie quali fusione-acquisizione compenserebbero il mancato profitto da attività di cash management. Altre banche cercano invece di attuare un nuovo modello economico per le loro attività di cash management partendo da una proposta di tariffe più trasparenti per l’insieme dei servizi, come già avviene nei paesi anglo-sassoni.

In parallelo, queste banche studiano possibili ristrutturazioni delle reti dedicate alla clientela di imprese, per adeguarsi alla diminuzione del fatturato in un contesto più concorrenziale.

 

In ogni caso, la transizione verso un nuovo modello di tariffe per le attività di cash management verrà agevolata dal fatto che le condizioni negoziate con l’impresa sono raramente formalizzate in un documento contrattuale. I cambiamenti possono dunque aver luogo in qualsiasi momento, senza necessariamente attendere una data di scadenza delle vecchie tariffe o una data ufficiale per una revisione delle condizioni bancarie.

 

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Decreto di trasposizione della direttiva sui servizi di pagamento

 

Riepilogo della trasposizione della PSD nei diversi Stati membri (fonte Commissione europea)

 

Le opzioni di trasposizione della PSD scelte dagli Stati membri (fonte Commissione europea)



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