| Il cash management negli Stati Uniti: trick or treat… ? |
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| 5/02/2010 | |
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Presso numerosi gruppi internazionali, gli Stati Uniti vengono valutati come una zona relativamente ben gestita dai team locali di tesoreria. Ciò non di meno, questo mercato, del tutto particolare, può riservare delle sorprese.
Anne Vosgien , Consulente Cash Management, bfinance
In quest fase di progressiva attuazione della Sepa, non si può che constatare - con stupore – la disparità del cash management nei paesi europei interessati e la diversità di approccio ad alcuni concetti (fatturazione, giorni di valuta, commissioni interbancarie, ecc.). Il tesoriere di un gruppo internazionale potrà interrogarsi sulle disparità fra Regno Unito e Italia in materia di cash management, per non citare che questi due casi estremi, ma non è nulla rispetto a ciò che potrebbe trovare negli Stati Uniti. Oltre Atlantico, il cash management si fa più complesso o, quanto meno, poggia su concetti diversi che gli Europei avrebbero difficoltà a far propri, ma comunque degni di considerazione.
Un mercato bancario molto frammentato
Primo fattore di differenziazione, il mercato bancario. È molto frammentato: nessuna delle 7.000 banche commerciali dispone di una rete di agenzie presente nei cinquanta Stati del paese. Data l’immensità del territorio, le esigenze di agenzie di prossimità e il numero considerevole di banche, molto spesso locali e di dimensione limitata, non è facile per un gruppo geograficamente esteso sul territorio lavorare solo con alcuni partner strategici nel settore del cash management.
La trasparenza ne risulta pertanto relativamente limitata proprio per la molteplicità dei partner bancari. Analogamente, gli schemi di fatturazione e i tipi di servizi delle diverse banche sono difficilmente comparabili . Questa constatazione di una forte disparità potrebbe indurre a una maggiore vigilanza da parte dei tesorieri americani.
Il regno della fiducia
Ebbene, stranamente, per numerosi gruppi europei presenti negli Stati Uniti, il cash management di questo paese non è ciò che maggiormente attrae l’attenzione della holding. In genere, il tesoriere del gruppo ha già un notevole impegno con paesi esotici e complessi come Cina, Brasile, Russia …e spesso – e di gran lunga - gli Stati Uniti sembrano essere ben gestiti dai team locali.
Questa immagine di buona gestione deriva verosimilmente da uno schema di funzionamento che non ci è molto familiare: la fiducia. Non è raro sentir affermare: « Se la banca mi fattura certe spese o un certo servizio, significa indubbiamente che ne ho bisogno o che questo servizio mi è utile ». Il fatto di rimettere sistematicamente tutto in discussione, come avviene in Europa, non è così consueto in quel paese. Giustamente, peraltro. Le banche hanno saggiamente attuato un sistema difficile da controllare, anche se le fatture riepilogative sono più comuni che da noi.
Una fatturazione difficilmente controllabile
In primo luogo, ogni servizio e ogni elemento della fatturazione hanno una denominazione diversa da una banca all’altra, il che non agevola un corretto confronto fra i partner bancari. In secondo luogo, gli elementi della fatturazione sono numerosissimi: ad esempio, la categoria assegni può essere oggetto di una decina di fatturazioni diverse (per assegno, per fotocopia, per tasto di digitazione, ecc..), il che comporta che la minima fattura richiede dieci pagine e non è facilmente decifrabile. Pertanto, è buona norma non prendersela troppo con i tesorieri locali se non controllano le spese bancarie. Tuttavia, ogni volta che si è dovuto studiare attentamente queste famose fatture (Analysis Account Statements), si sono trovati servizi fatturati non utilizzati, ottimizzazioni possibili e, soprattutto, un potenziale reale di razionalizzazione dello schema di fatturazione per renderlo comparabile e comprensibile. L’abilità consiste dunque nel sapere quale debba essere la nomenclatura finale da usare per la fatturazione, per renderla comunque coerente rispetto ai vincoli del mercato americano (non sarebbe certo il caso di cercare di riprodurre lo schema europeo).
Sono comunque in corso tentativi di normalizzazione. In particolare l’AFP (Association for Financial Professionals, composta da tesorieri ma anche da banche) ha messo a punto una codifica (AFP Codes), sotto forma di elenco che censisce tutte le possibilità ufficiali di cui dispongono le banche di fatturare i flussi. Questo elenco è classificato in grandi categorie di prestazioni (lockbox, cash, ACH, wires,…) ed è accessibile ai membri dell’associazione a prezzi contenuti. Suo interesse primario è di dare una nomenclatura specifica alle diverse prestazioni di cash management e di associare un certo tipo di fatturazione a un codice unico. Questa buona intenzione ha comunque dei limiti: non tutte le banche ne fanno uso, non introducendo quindi i Codici AFP nelle fatture (utilizzano dei codici interni), o addirittura ne fanno un uso scorretto (codici errati).
La prevalenza degli assegni
Bisogna ammettere che la mancanza di trasparenza è massima nei servizi o nei mezzi di pagamento cartacei. Il mercato americano, in particolare, è ancora molto caratterizzato dall’assegno, anche se l’utilizzo di questo mezzo di pagamento è in declino. Dal momento che alcune popolazioni sono poco ricettive rispetto ai mezzi di pagamento dematerializzati, l’uso dell’assegno resta prevalente. Le problematiche essenziali delle imprese ruotano intorno all’ottimizzazione del trattamento, in particolare delle famose lockbox, comparabili ai nostri prestatori di servizi di trattamento, con la sola differenza che sono di proprietà delle banche locali. Le maggiori banche propongono reti di una decina o di una quindicina di città diverse per queste imprese di trattamento degli assegni e la sfida sta proprio nel miglior equilibrio fra il numero di lockbox (attenzione ai costi fissi !) e il loro posizionamento geografico. Infatti, l’adattamento dei lockbox alla specificità geografica della clientela permetterà di ottimizzare i tempi di invio della corrispondenza, i tempi di trattamento e persino i prezzi applicati. Ulteriore complicazione, i prezzi e i tempi per mettere a disposizione i fondi variano a seconda del metodo di clearing (stessa banca, camere di compensazione locali, regionali, federali,…). Anche se, dal 2004, Check 21 (Check Clearing for the 21st Century Act) permette la dematerializzazione dell’assegno (autorizzando le banche a scambiarsi non più gli assegni fisici, ma solo le relative immagini elettroniche), la complessità del trattamento permane comunque.
Una visione diversa del float
A dire il vero, la mancanza di trasparenza caratterizza tutti i mercati non maturi in termini di cash management. Lo si può constatare in alcuni paesi europei: il float, la commissione per i movimenti, l’opacità sulle commissioni interbancarie… Si potrebbe dire che anche il mercato americano del cash management rientra in questa categoria di paesi non maturi, con la differenza che l’opacità risiede piuttosto nelle modalità di fatturazione e nella mancanza di comparabilità che non nel float. Mentre ci si potrebbero aspettare differenze notevoli in materia di giorni di valuta (viste le molteplici stanze di compensazione e l’immensità del territorio), la nozione di float è diversa rispetto a quella che esiste in Europa.
Innanzi tutto, si tratta di una nozione di tempo piuttosto che di mancato profitto. Negli Stati Uniti vi sono numerosi tipi di float (availability float, mail float, processing float…) senza per questo che ciò sia assimilabile al fatto che la banca trattiene a suo beneficio i fondi dell’impresa più del dovuto. La nozione di data di valore non è oggetto di negoziazione per il tesoriere americano come da noi, nel senso che è inutile cercare di ottenere la trasparenza di valore. Il principio del float nel senso che intendiamo noi semplicemente non esiste. D’altro canto, la nozione di tempo ha un suo senso pieno. Ad esempio, per incassare un assegno, bisogna innanzi tutto tener conto dei tempi postali dall’invio dell’assegno da parte del cliente al suo arrivo nel lockbox o presso cliente (mail float). Poi, il pagamento può richiedere da uno a più giorni, a seconda della banca dove è emesso l’assegno, del luogo in cui esso è depositato, dell’importo e di come sarà compensato. Anche il prezzo ne risentirà. Negli Stati Uniti, capita spesso di avere prezzi diversi (per non dire dei tempi di trattamento), a seconda che l’assegno passi da un lockbox, da uno scanner in-house (remote capture) o da un’agenzia locale e che sia successivamente compensato tramite una camera di compensazione locale, federale, regionale o appartenente alla stessa banca.
Verso l’ottimizzazione
Appare dunque chiaro che il mercato del cash management prevede ambiti di ottimizzazione certi., Per un gruppo la cui tesoreria centrale abbia sede in Europa la difficoltà consiste proprio nel capire le differenze culturali che fanno sì che questi ambiti di ottimizzazione non siano necessariamente gli stessi che da noi. Il nodo di tutte le difficoltà sta nell’opacità delle offerte bancarie e nella difficoltà di compararle. I vincoli geografici non fanno che accentuare tale stato di cose. Gli Stati Uniti non rientrano certo nella categoria dei paesi esotici su cui si concentra l’attenzione dei tesorieri per la complessità delle normative fiscali e legali. In ogni caso, non bisognerebbe classificarli affrettatamente nella categoria dei paesi facili da gestire. Questo mercato esige “solo” una buona conoscenza sul campo e la necessaria distanza rispetto ai team locali per identificare gli ambiti di ottimizzazione adeguati. |
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