| I tesorieri europei si oppongono al progetto di riforma del mercato dei derivati |
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| 5/02/2010 | |
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Le proposte della Commissione europea finalizzate a inquadrare i mercati dei prodotti derivati non soddisfano i tesorieri dei grandi gruppi europei, che si preoccupano per le conseguenze che una maggiore esigenza di capitali propri per i derivati over-the-counter potrebbe avere sulla loro politica di copertura dei rischi. In una lettera aperta ai commissari europei, cosiglata da più di 160 corporate fra i quali Air France, Arcelor Mittal, Daimler nonché EDF, l’associazione europea dei tesorieri d’impresa (EACT) chiede un adeguamento del progetto in base al quale le proposte normative non siano applicate alle società non finanziarie. Negli Stati Uniti, la riforma attualmente in discussione e avviata esattamente sulle stesse basi di quella europea, prevede deroghe per alcune imprese quali compagnie aeree e produttori di energia.
La crisi ha evidenziato l’importanza dei rischi sistemici concentrati sui mercati dei derivati, che autorizzano livelli di leve elevati e mancano di trasparenza in quanto le transazioni sono prevalentemente realizzate over-the-counter. Facendo proprie le conclusioni del G20, la Commissione europea intende migliorare la stabilità e la trasparenza favorendo un funzionamento più centralizzato dei mercati derivati. Di recente, è stato avviato il processo di elaborazione degli atti legislativi, che prevede un’analisi d’impatto, con l’obiettivo di produrre per la metà del 2010 una proposta di legge sulla compensazione attraverso una stanza di controparte centrale. Bruxelles ipotizza anche una modifica della direttiva capitali propri entro la fine del 2010, per obbligare le imprese finanziarie a fornire un margine iniziale e un margine di variazione sulle loro transazioni su derivati e stabilire una differenza netta di esigenza di capitali propri a seconda che i contratti siano compensati in modo multilaterale o meno.
« Numerose proposte di riforma del mercato dei derivati OTC attualmente allo studio ci preoccupano notevolmente, in quanto potrebbero svantaggiare numerosi utenti finali che si avvalgono di questi strumenti per coprire le loro transazioni commerciali », sottolinea l’EACT. Secondo i tesorieri europei, la collateralizzazione obbligatoria dei contratti può comportare il rischio di mobilitare capitali propri attualmente utilizzati per lo sviluppo dell’impresa. « Le notevoli oscillazioni della parità euro-dollaro nel corso degli ultimi cinque anni dimostrano che le richieste di margine su contratti forward a lunga scadenza potranno essere significative. I gruppi industriali abituati a coprire i proventi da percepire con contratti a lungo termine, ad esempio, potrebbero limitare la copertura del rischio di cambio. Le posizioni sottostanti rischiano di essere coperte solo a lungo termine, a meno di non accettare l’idea di ricorrere alla tesoreria disponibile o alle linee di credito confermate in caso di andamento sfavorevole del contratto di copertura. In definitiva, le misure destinate in primo luogo a inquadrare il funzionamento dei CDS e di una minoranza di strumenti finanziari potrebbero penalizzare l’intera attività economica, toccando tutti gli strumenti finanziari di tipo OTC e tutte le società non finanziarie coprono i propri rischi», ribadisce François Masquelier, presidente onorario dell’EACT e direttore della tesoreria di RTL Group.
I tesorieri chiedono ai responsabili europei di tener conto, nello studio d’impatto, degli effetti negativi del progetto di regolamentazione. Richard Raeburn, presidente dell’EACT, ritiene che la Commissione europea « sia pronta ad aprire un confronto costruttivo con l’EACT e le società interessate per capire i punti sollevati ».
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