| Corporate Treasury Survey: l’80 % delle imprese ha lanciato il progetto di passaggio alla SEPA |
|
|
| 22/01/2010 | |
|
I dipartimenti di tesoreria dei grandi gruppi italiani si dichiarano più preparati all’arrivo dell’Europa dei pagamenti rispetto ai loro omologhi francesi e, tuttavia, la percentuale degli intervistati che utilizza regolarmente il bonifico SEPA non è maggiore in Italia che in Francia. Secondo la prima edizione del Corporate Treasury Survey Italy, un sondaggio condotto da bfinance presso 21 imprese italiane (12 delle quali con un fatturato superiore al miliardo di euro), a due anni dal lancio di questo strumento di pagamento l’80% dei grandi gruppi non ha ancora emesso bonifici SCT. Elemento positivo, l’80% delle imprese ha comunque lanciato i propri progetti di passaggio al nuovo sistema e altrettante auspicano che venga fissata una data limite per l’adozione della SEPA, come propongono la Commissione e la BCE. Questa data limite avrebbe il merito di chiarire il calendario dei progetti di passaggio all’interno delle imprese, definendo i vincoli e ricordando l’ineluttabilità del progetto. A tutt’oggi, il 62% degli intervistati non sa ancora quando abbandonerà definitivamente il bonifico nazionale.
« Ibanizzazione »
Rispetto alla Francia, i lavori di conversione delle basi di riferimenti bancari, spesso ritenuti la prima tappa ai fini del passaggio alla SEPA, procede relativamente bene. In media, quattro imprese su dieci affermano che l’”ibanizzazione” dei numeri di conto corrente di clienti, fornitori e dipendenti è ormai conclusa. Solo una su dieci dichiara di non aver ancora fatto nulla, a fronte di una su due in Francia, dove i tesorieri sono attualmente impegnati nella sostituzione dei protocolli di comunicazione bancaria obsoleti.
Fonte: bfinance, Corporate Treasury Survey Italia, 1st Edition, january 2010
Il sondaggio evidenzia la consistenza dell’opera di coordinamento dei lavori di “ibanizzazione”. Nel 38% dei casi, la conversione al format BIC/Iban delle basi di riferimenti bancari compete esclusivamente alla tesoreria centrale, molto spesso questo progetto è condiviso con le filiali (il 33%) e, in alcuni casi, è di competenza diretta delle entità locali del gruppo (il 24%). Per convertire i riferimenti bancari al format BIC/IBAN, i corporate preferiscono elaborare uno strumento di conversione proprio (61%) piuttosto che utilizzare lo strumento gratuito proposto dalla loro banca o dall’editore della piattaforma di tesoreria (24 %). Una volta portato a termine il passaggio, la maggioranza degli intervistati prevede comunque di chiedere alla propria banca o al proprio editore di procedere alla verifica preliminare dei riferimenti bancari presenti nei loro file relativi ai pagamenti. Un corporate su dieci ha già introdotto, o introdurrà prossimamente, nel proprio software di tesoreria il data base a pagamento BICplusIBAN di Swift per gestire la volatilità delle basi BIC nel quotidiano.
Fonte: bfinance, Corporate Treasury Survey Italia, 1st Edition, january 2010
Protocolli
Altro punto incoraggiante, la metà dei corporate italiani indica che il protocollo utilizzato per la comunicazione bancaria è in grado di supportare i format SEPA e altrettanti precisano che anche la loro piattaforma di tesoreria è adeguata in tal senso. Ciononostante, solo un’impresa delle 21 consultate emette regolarmente degli SCT in format XML ISO 20022.
Il protocollo CBI è attualmente utilizzato dal 57% delle tesorerie centrali e delle filiali nella versione « web ». Anche il 48% delle imprese dispone di CBI nella versione postazione di lavoro in loco (« local workstation »). Peraltro, il 20% degli intervistati è connesso a SwiftNet e il 20% utilizza il portale Internet della propria banca per le operazioni di cash management. In futuro, il 14% delle imprese prevede di sostituire i propri protocolli di comunicazione che non supportano i format di pagamento SEPA, mentre un terzo non ha ancora preso decisioni in proposito. Gli altri non hanno intenzione di investire per sostituire strumenti obsoleti. In tali condizioni, non è facile stilare la classifica dei canali di comunicazione banca-impresa che verranno privilegiati in futuro: il 10% degli intervistati esprime l’intenzione di collegarsi a SwiftNet, il 10% adotterà Standard CBI nella versione web e il 10% Standard CBI nella versione « local workstation ».
Fonte: bfinance, Corporate Treasury Survey Italia, 1st Edition, january 2010
La metà delle imprese non prevede di cambiare piattaforma di tesoreria (Treasury Management System - TMS) entro tre anni, a fronte del 38% che valuta l’opportunità di investire in uno strumento più recente e del 10% che già sa che entro la fine dell’anno cambierà TMS. Il sondaggio evidenzia inoltre che i corporate italiani si ritengono soddisfatti dei loro pacchetti software di gestione integrata (Entreprise Resfonte Management o ERP), che richiederanno eventualmente un aggiornamento per supportare i format SEPA (nel 33 % dei casi).
SEPA Direct Debit Contrariamente agli omologhi francesi, i tesorieri italiani sembrano meglio posizionati per passare rapidamente alla SEPA. In ogni caso, per loro ciò non costituisce una priorità. Circa il 70% degli intervistati non sa in quale data emetterà i primi direct debit europei, mentre il 25% dichiara che passerà all’SDD quando le banche renderanno disponibile questo mezzo di pagamento. I progetti di adozione dell’SDD hanno forti probabilità di essere respinti, tale la complessità del passaggio al sistema di direct debit europeo. Le società che emettono un numero consistente di fatture dovranno adattarsi al circuito di gestione del mandato di direct debit ad opera del creditore (CMF) e non più del debitore (DMF). Un quarto di esse ha avviato una riflessione in proposito. Il 40% si orienta verso la costruzione di una base interna di mandati di direct debit, mentre le rimanenti non sanno ancora che cosa faranno. Le poche imprese che hanno avviato una riflessione sull’SDD si dichiara unanimemente favorevole alla creazione di uno strumento comune che consenta di far convergere e di scambiare le informazioni relative a un mandato di direct debit con le banche dei debitori. Questa richiesta riflette la difficoltà percepita dalle imprese italiane ad adeguarsi al circuito di mandato CMF. Prossimamente, il Consiglio europeo dei pagamenti dovrà deliberare in merito alla creazione di un servizio aggiuntivo (AOS) con queste stesse caratteristiche.
Tuttora, le banche europee non tuttora dispongono di servizi aggiuntivi opzionali da commercializzare con i bonifici e i SEPA Direct Debit. Questi servizi standardizzati su scala europea devono ancora essere messi a punto. La loro commercializzazione sarà tanto più essenziale in quanto il passaggio all’Europa dei pagamenti promette di intensificare la concorrenza: con il passaggio alla SEPA, il 29% dei corporate italiani prevede di rinegoziare specificamente il prezzo dei bonifici o dei direct debit in euro, per usufruire di condizioni migliori, mentre il 38% prevede di ridiscutere tutte le condizioni relative ai flussi.
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
|
|
ITALIAN ::: A lire aussi ::: ITALIAN |
|
© bfinance. Tutti i diritti sono riservati. Il contenuto pubblicato sui nostri differenti supporti editoriali (sito internet, conferenze, presentazioni, pubblicazioni cartacee) deve essere utilizzato esclusivamente a scopo personale e per finalità non commerciali. Qualsiasi copia, riproduzione, traduzione, diffusione (anche da formato elettronico a cartaceo e viceversa) è proibita e deve essere sottoposta all’autorizzazione dell’editore. E’ necessario definire accordi specifici con bfinance per essere autorizzati a diffondere il contenuto delle pubblicazioni di bfinance. Per eventuali richieste ed approfondimenti, vi preghiamo di contattare Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo





