| La Commissione europea è pronta ad autorizzare se necessario la commissione d’interscambio sugli SDD respinti |
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| 7/12/2009 | |
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In un documento sottoposto alla consultazione degli operatori fino al 14 dicembre, la Commissione europea non lascia molta speranza alle banche che intendano trovare un’alternativa alla modalità “share” per il modello economico a lungo termine del SEPA Direct Debit. La posizione di Bruxelles non ha valenza giuridica e vuole semplicemente proporsi come guida alla riflessione per il settore bancario. La modalità “share”, in cui la banca del creditore e quella del debitore si fanno carico dei rispettivi costi di esecuzione, non presenta il rischio di compromettere la concorrenza, a differenza di un modello economico fondato su una commissione interbancaria multilaterale. Secondo la direzione generale della Concorrenza, questo meccanismo, autorizzato nell’ambito dei pagamenti tramite carta di credito, sembra meno giustificato nel caso degli addebiti diretti, nella misura in cui le società di servizi possono più facilmente incitare i propri clienti ad accettare questo metodo di pagamento tramite ristorno.
Nell’opporsi alla commissione d’interscambio sull’SDD, Bruxelles è pronta comunque a fare un’eccezione per le commissioni applicate agli ordini respinti (R-Transactions). Le commissioni interbancarie su questi ordini potrebbero essere eventualmente autorizzate a condizione che si limitino alla copertura dei costi effettivamente generati dal trattamento dell’addebito diretto respinto. La Commissione europea preferirebbe tuttavia che le banche prendessero altri provvedimenti per limitare il numero di errori sui pagamenti tramite addebito diretto e migliorare l’efficacia del sistema. Una delle strade da privilegiare consiste nello sviluppo dei controlli preventivi, come la verifica della validità del mandato oppure della disponibilità dei fondi. Il progetto SEDA (SEPA Compliant Electronic Database Alignment), sostenuto dall’associazione italiana dei tesorieri d’impresa (AITI), può quindi contare su un appoggio importante!
Particolare attenzione agli accordi bilaterali
Diversi istituti di credito, a cominciare da quelli francesi, hanno ultimamente sottolineato i timori di una moltiplicazione degli accordi di retrocessione bilaterali in caso di definitivo divieto di applicazione delle commissioni d’interscambio al SEPA Direct Debit. La Commissione europea rassicura le banche promettendo di combattere ogni tentativo celato del settore bancario di ristabilire questi meccanismi d’interscambio tramite una serie di contratti bilaterali in apparenza indipendenti e in un comunicato spiega: «Una commissione interbancaria non esula dal campo di applicazione dell’articolo 81 del Trattato delle comunità europee solo perché non viene adottata a livello del sistema. In particolare, la natura delle eventuali commissioni d’interscambio decise congiuntamente tra sottogruppi di banche (ad esempio all’interno di uno Stato membro) non è diversa da quella delle commissioni d’interscambio stabilite a livello del sistema nel suo insieme». La DG Concorrenza si opporrà inoltre ad ogni tentativo d’intesa sulla fornitura di servizi aggiuntivi ai creditori da parte delle banche dei debitori, come ad esempio la dematerializzazione e la conservazione dei mandati relativi all’addebito diretto, nonché la verifica della disponibilità dei fondi prima dell’incasso!
Nel 2008 gli addebiti diretti hanno rappresentato il 30% delle transazioni in moneta scritturale nell’area euro e, in oltre i due terzi dei casi, tali pagamenti non erano sottoposti a un meccanismo d’interscambio multilaterale. Tuttavia, sei paesi della zona euro applicano commissioni d’interscambio ad ogni addebito diretto: il Belgio (2 cent), la Spagna (meno di 3 cent), la Svezia (11 cent), la Francia (12 centesimi), il Portogallo (23 cent) e l’Italia (25 cent). Queste commissioni, versate dalla banca del creditore a quella del debitore, sono spesso giustificate dai rispettivi promotori in due modi.
Per alcuni, la commissione d’interscambio multilaterale applicata ad ogni operazione serve a restituire al consumatore una parte dei guadagni derivanti al creditore dall’incasso tramite addebito diretto (maggiore visibilità, in particolare in relazione ai flussi di tesoreria). A ciò la Commissione risponde che i creditori possono comunque attuare un sistema che incoraggi i clienti a ricorrere a questo mezzo di pagamento. Secondo la DG Concorrenza, «sapendo che le commissioni praticate dalla banca al dettaglio sugli addebiti diretti e sugli altri servizi di tenuta di conto corrente sono caratterizzate da una mancanza di trasparenza e da un alto grado di sovvenzioni incrociate, l’effetto di incoraggiamento di una commissione d’interscambio applicata ad ogni transazione ha molte probabilità di essere diluito o addirittura, in alcuni casi, di diventare controproducente. D’altronde nulla lascia presagire che tale commissione d’interscambio sia indispensabile».
Altri, ritengono invece che una commissione d’interscambio sull’SDD possa invogliare le banche ad abbandonare progressivamente lo strumento equivalente a livello nazionale. A tal fine, il legislatore europeo ha già autorizzato le banche a continuare ad applicare fino al 31 ottobre 2012 le commissioni d’interscambio in vigore sugli addebiti diretti nazionali. Il Parlamento ha inoltre accettato di fissare una commissione d’interscambio transitoria pari a 8,8 centesimi sugli addebiti diretti transfrontalieri.
Commissione d’interscambio sugli ordini respinti: la discussione resta aperta
Accanto alle commissioni applicate ad ogni addebito diretto, le banche di quattro paesi (Austria, Francia, Germania, Portogallo) hanno fissato una commissione d’interscambio applicabile alle operazioni respinte. Anche in Spagna, esiste una commissione sugli ordini respinti, ma essa si applica solo alle operazioni “non STP”. La Commissioni ritiene che: «a certe condizioni, le commissioni interbancarie multilaterali sulle operazioni respinte (R-Transactions) possono contribuire a rendere più efficace un sistema basato sull’addebito diretto. Tuttavia, questo tipo di commissione persegue obiettivi diversi, alcuni compatibili con le norme sulla concorrenza, altri no». Bruxelles considera incompatibile con le norme europee sulla concorrenza qualsiasi interscambio che consenta alle banche di coprire l’insieme dei costi di manutenzione del sistema di addebito diretto, a partire dalle operazioni respinte. In questo contesto, il futuro di una commissione d’interscambio sulle R-Transactions di 3 euro, come quella applicata in Germania su ogni addebito diretto respinto, sembra compromesso. Le banche francesi, che praticano una commissione d’interscambio di 72 centesimi, potranno eventualmente tentare di far convalidare questo plafond più ragionevole a livello di Consiglio europeo per i pagamenti (EPC), affinché venga applicato al sistema nel suo complesso. Bisognerà vedere se i concorrenti abituati ad effettuare l’addebito diretto senza commissioni d’interscambio si adegueranno …
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