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Esclusivo! Sta per nascere un nuovo tipo di banca, dedita esclusivamente alla corporate finance Stampa E-mail
20/11/2009

Il suo nome in codice è CFA, ovvero Corporate Funding Association. Conosciuta e studiata per sommi capi dalla Commissione bancaria, l’autorità francese di controllo sugli istituti di credito, questa banca in divenire, la cui richiesta di autorizzazione potrebbe esser presentata alla fine del 2010, è una cooperativa che eroga finanziamenti alle società investment grade di qualsiasi origine geografica. Nato in piena crisi, al culmine del cosiddetto credit crunch e del rialzo dei margini e delle commissioni prelevate dalle banche per le operazioni, il progetto prende il via dall'iniziativa di tre banchieri francesi (forse pentiti?): Philippe Roca, Arnaud Chambriard (che recentemente hanno lasciato Natixis) e Hugues Delafon (che recentemente ha lasciato Dresdner Bank, dove si occupava delle emissioni obbligazionarie), assistiti da Sylvain de Forges, figura di prestigio sulla piazza di Parigi, direttore di Agence France Trésor dal 2000 al 2003, ora parte del gruppo Veolia.

 

Tecnicamente, lo schema di base è semplice. Una società investment grade conferisce in CFA Banque fondi propri pari al capitale regolamentare che verrebbe mobilizzato se la società vedesse confermata la totalità della sua linea di credito, almeno pari alla metà della linea massima che intende impegnare in CFA. Il livello di questi fondi propri viene normalmente stabilito applicando le norme di Basilea 2, ossia in funzione del rating e dell'effetto leva. Per esempio, al lancio dell’operazione e una volta autorizzato il modello di rating interno, un rating BBB dovrebbe apportare almeno 55,6 milioni per una linea confermata di un miliardo (leva 18), mentre per un rating A- il conferimento sarebbe di 29,4 milioni (leva 34). Successivamente, la società può decidere di effettuare dei prelievi. Dovrà inoltre, contrattualmente, adeguare l’ammontare della sua linea di credito confermata, o i fondi propri obbligatori (come in un comune sistema di richiesta di copertura), in base all'andamento del suo rating. Affinché la macchina possa funzionare, sarà obbligatorio attingere almeno il 20% del massimo contrattuale.

 

Un margine che dipende unicamente dall'affidabilità creditizia

 

A questo riguardo, sono previsti alcuni elementi di originalità e di innovazione. Innanzitutto, la scadenza delle linee bancarie accordate sarà compresa fra 5 e 10 anni, per linee che, alla scadenza, potranno anche superare il miliardo di euro, una volta che il numero di società coinvolte consentirà di attenuare gli effetti delle norme in materia di limiti di concentrazione del rischio della controparte (10% dei fondi propri obbligatori). Inoltre, aspetto ancora più importante, il margine di ogni mutuatario/azionista verrà rivisto ogni trimestre in funzione della durata residua della sua linea, del suo rating e dell'andamento degli spread di credito osservati su panieri obbligazionari di riferimento con rating e scadenza equivalenti ed eventualmente una distinzione per settore. Infine, il mutuatario sarà “gravato” dal solo spread (naturalmente rispetto all’Euribor): da un lato, non verrà addebitata alcuna commissione d'impegno iniziale (“upfront”), né commissioni consorziali e si applicherà soltanto una commissione per il mancato utilizzo pari al 35% del margine per la parte della linea confermata (coperta dai fondi propri conferiti dalla società). Nel mercato dei prestiti consorziali, il carico gravante può raggiungere facilmente i 100 punti base.

 

Peraltro, è possibile ridistribuire interamente ai soci l’utile al netto del costo del rischio, riducendo così ulteriormente il costo netto di finanziamento tanto più che il costo della struttura di CFA Banque sarà modesto, con un coefficiente di utilizzo inferiore all’8%. «In particolare ciò significa che, laddove gli spread di mercato salissero oltre un limite ragionevole nel medio periodo, i soci di CFA dovrebbero effettivamente pagare, in quel momento, un prezzo "eccessivo"; tuttavia, una volta ristabilita la calma, questa loro "prudenza eccessiva ma legittima" si tradurrà , attraverso il meccanismo dei dividendi, in un vantaggio di cui saranno gli unici beneficiari», spiega Philippe Roca.

 

Il progetto sarà perfezionato soltanto una volta che i soci fondatori, costituiti da almeno una trentina di società, avranno approvato lo statuto, la governance e le regole del contratto di adesione, e una volta definiti tutti i dettagli tecnici. Alcuni dettagli stanno per essere perfezionati con le autorità di regolamentazione. «Naturalmente abbiamo presentato il progetto alla Banque de France; le reazioni iniziali, ovviamente per nulla incoraggianti, ci sono state molto utili: è chiaro che dobbiamo ancora perfezionare il nostro progetto, e naturalmente vi ci dedicheremo» dichiarano con soddisfazione Philippe Roca e Sylvain de Forges.

 

Detto ciò, anche gli aspetti regolamentari di CFA sono poco complessi dal momento che la sua sola e unica attività è il credito. È dunque evidente che, in un primo tempo, CFA utilizzerà il metodo standard di Basilea 2. Ogni mutuatario dovrà quindi disporre di almeno un rating rilasciato da una delle tre agenzie principali, che potrà restare riservato qualora richiesto. Successivamente, in un arco di tempo compreso fra 3 e 5 anni, CFA chiederà di passare al metodo IRB Foundation che, a parità di conferimento, consentirà al socio di ottenere una linea di credito confermata più elevata.

 

Zoccolo duro

 

Il progetto si trova attualmente in una fase relativamente avanzata di concezione. La prossima tappa consiste nella costituzione di un primo gruppo di non meno di quindici società partecipanti in veste di potenziali "soci fondatori" che, attraverso un conferimento di circa 15.000 euro ciascuna, potrebbero contribuire attivamente a dare un aspetto definitivo allo statuto dell'organismo: struttura tecnica, assunzioni ma, soprattutto, norme di governance della futura banca e della sua capogruppo, una holding proprietaria del 100% della banca e i cui azionisti saranno unicamente le società coinvolte. È in questa fase che si richiederà, ad una delle principali agenzie di rating, una valutazione del rating creditizio attribuibile ad una struttura di questo tipo.

 

In un secondo tempo, si proporrà ad altre società di aderire alla finalizzazione e all’attivazione del progetto, in particolare alla creazione della società che richiederà l’autorizzazione della banca. È stato previsto un budget complessivo di circa 1 milione di euro per gli aspetti giuridici, la ricerca, la selezione dei sistemi informatici e la stima dei costi di costituzione e d'esercizio. Entro la fine del giugno o dell’estate del 2010 il team di progetto cercherà di concludere le pratiche per la richiesta di autorizzazione e di mettere in piedi i sistemi informatici e di controllo del back-office e di secondo livello. Se tutto procede senza intoppi, l'operatività potrebbe iniziare alla fine del 2010.

 

CFA intende proporre l’adesione a tutte le aziende, europee e non, che intendano diversificare le opzioni di finanziamento a medio e lungo termine e abbiano un rating non inferiore a Baa3/BBB-. Per Philippe Roca, «l'effettiva diversificazione geografica è importante. Per questo possiamo già contare, per esempio, su incarichi da parte di società francesi, irlandesi, di una società svizzera e di una società statunitense, oltreché di manifestazioni di interesse in Regno Unito, Portogallo, Germania ecc.».

 

Un’analisi esterna spingerebbe a credere che CFA debba ancora vincere la diffidenza delle banche tradizionali e lo scetticismo delle società. Bisognerà sicuramente percorrere molta strada prima che al progetto aderiscano 100 società, obiettivo minimo fissato dai fondatori di CFA per avviare le attività di credito. Non è facile, infatti, per il responsabile finanziario di una società, convincere la sua direzione generale, e ancora di più ottenere un'autorizzazione da parte del Consiglio d'amministrazione, a impiegare fondi propri in una banca, anche se questo rischio di fatto inusuale apre utili opzioni di finanziamento.

 

Per quanto attiene alle banche, invece, non è detto che adottino per forza un atteggiamento risolutamente ostile: il fatto che CFA si sostituisca ad esse, per una piccola quota, in una delle loro attività meno redditizie (nel solo credito bancario per società investment grade) non rappresenta, in sé, una perdita tale da non poter essere compensata con l'acquisizione di un nuovo cliente, ossia la stessa CFA. In ogni caso per una società non si tratta di convogliare il suo intero debito bancario presso CFA. Lo statuto della CFA lo vieterebbe: le linee di CFA non potrebbero coprire più di un terzo dell’indebitamento lordo (oltre alle linee non utilizzate) di qualunque suo "associato". Successivamente CFA si rifinanzierà emettendo effetti a breve scadenza e di tipo obbligazionario, ossia accenderà linee di credito. «In sostanza, l'aspetto essenziale per le banche rimane la possibilità di evitare che CFA muova loro alcun genere di concorrenza nelle molteplici forme di "attività collaterali" che esse si contendono presso le società. Il progetto attuale vieta a CFA di offrire questo tipo di servizi», precisa Philippe Roca.

 

Fra i motivi di diffidenza da parte delle società bisogna citare il possibile sospetto che il sistema vada ad esclusivo vantaggio dei soggetti con i rating meno positivi. In realtà, se i rischi sono equamente ripartiti, consentendo in tal modo a CFA di ottenere un AA- o un A+ (in ogni caso si tratterebbe del rating stimato a monte), ogni mutuatario paga alla fine il “giusto” costo della sua qualità creditizia. Che si tratti di revisione dei margini o di distribuzione degli utili sotto forma di dividendi, l’operazione si svolge in funzione dello spread di riferimento sul mercato secondario. Peraltro, il passivo sarà oggetto di una microcopertura per i rischi di cambio e di tasso.

 

Solidità del bilancio

 

I promotori del progetto dovranno altresì convincere della sicurezza della struttura e mettono giustamente in rilievo il fatto che si tratti di una banca. «Abbiamo scelto questo statuto anziché quello, per esempio, di società finanziaria. Da un lato, la supervisione puntuale della Commissione bancaria ci aiuterà ad affinare le nostre attività di controllo e, dall’altro lato, nell'eventualità purtroppo possibile di una turbolenza dei mercati, CFA potrà disporre di un accesso diretto allo sportello BCE di rifinanziamento» riassumono Philippe Roca e Sylvain de Forges. «Perché esaminando con attenzione le conseguenze meccaniche del quadro di relazioni definite dal contratto fra CFA e i suoi “soci” (azionisti e clienti in senso bancario), emerge che, affinché i “soci” di CFA vengano chiamati dalle Autorità a ricostituire i fondi propri per garantire la solvibilità di questa banca, sarebbero necessarie circostanze congiunturali di fronte alle quali le crisi del 1932 o del 2007/2008 parrebbero "trascurabili": in un primo momento CFA sarà estremamente prudente; i suoi soci accetteranno, a priori, questo approccio poiché sanno che, laddove tale cautela si rivelasse eccessiva a medio termine, tornerà a loro vantaggio sotto forma di dividendi. È a questa logica, tanto semplice quanto “trascurata” o negata negli ultimi vent’anni dalla modernizzazione delle attività finanziarie, che si sono ispirati nel corso del XIX secolo gli inventori delle prime banche cooperative in Francia, Germania e altri paesi», aggiunge Sylvain de Forges.

 

Più in generale, la gestione delle attività e delle passività bancarie sarà improntata alla massima prudenza: attraverso la microcopertura del passivo, tutte le attività e le passività saranno garantite contro il rischio di cambio (verso l’euro) e il rischio di tasso (verso il tasso variabile). Inoltre, pur dovendo essere limitati e avere carattere provvisorio, i suoi ricorsi allo sportello BCE risulteranno molto utili in una fase di crisi dei mercati. A tal riguardo in particolare, CFA resta in attesa di conoscere quale sarà il grado di “prudenza” adottato dall’autorità di regolamentazione in termini di scarto massimo fra la duration dell’attivo e quella del passivo, salvo in caso di circostanze eccezionali. Inoltre, dal momento che CFA si dedica esclusivamente al credito bancario, la sua leva sarà modesta, pari a 20 in caso di massimo utilizzo (una volta adottato il metodo Foundation) e più probabilmente pari a 10 in caso di utilizzo della metà delle linee confermate, un'ipotesi più probabile a pieno regime.

 

Come dimostra Philippe Roca sulla base di simulazioni delle attività, «il bilancio è estremamente solido: in un periodo caratterizzato da condizioni di mercato analoghe a quelle osservate nel 2006, le entrate annue di CFA coprono un tasso d'insolvenza dell’1,2%, vale a dire 2,3 soci su 200, ossia 3 volte superiore alla media a lungo termine del tasso d'insolvenza nell'ipotesi di investment grade di tutti i partecipanti e di un tasso di recupero medio del 55%. Sulla base delle condizioni di emissione osservate a fine 2008, le entrate di CFA coprono un tasso d'insolvenza del 5,5%, vale a dire 11 soci su 200, ossia 14 volte il tasso di insolvenza medio sulla base di un tasso di recupero pari alla metà della media».

 

Per completare l'elenco di punti di forza relativi, CFA sottolinea soprattutto il carattere flessibile di questa fonte di finanziamento, in particolare la sua competitività media in termini di costi netti per il mutuatario. Ogni responsabile finanziario o direttore delle finanze e della liquidità sarà chiamato a valutarne l'opportunità, tenendo altresì presente un'ottica di lungo periodo. Il progetto è stato certamente immaginato durante la crisi, che si è oggi "conclusa" (anche se il mercato dei prestiti consorziali resta molto fiacco), ma nulla esclude il riemergere di situazioni di turbolenza. CFA è un sistema che consentirà ad una società di mantenere una parte della propria liquidità nei periodi di difficoltà: una sorta di garanzia contro qualsiasi rischio.

 

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Sintesi dei vantaggi di CFA per le società

 

Grandi società*

 

Medie capitalizzazioni

Con accesso ai mercati dei capitali

Beneficiarie del solo credito bancario

 

Diversificazione delle fonti di finanziamento

 

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Garanzia di liquidità nei periodi di crisi

 

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Accesso allargato o alternativo ai mercati dei capitali

 

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Mantenimento del rating creditizio

 

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Riduzione del costo di finanziamento

 

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Gestione della volatilità dello spread di credito

 

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Linea di credito “preconfermata” gratuita

 

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Partecipazione ad un progetto di piazzamento delle azioni sui mercati finanziari internazionali

 

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Fonte: CF Advisory


Si presume che le “grandi società” siano fortemente disintermediate e in generale dispongano di un ampio accesso ai mercati dei capitali.


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