| 414 istituti bancari italiani dichiarano che, il 2 novembre, saranno pronti ad utilizzare degli SDD |
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| 23/10/2009 | |
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Il 2 novembre, data in cui verrà ufficialmente attivato il SEPA Direct Debit, 2.607 banche e filiali bancarie, di cui 414 con sede in Italia, saranno in grado di proporre questo nuovo sistema di pagamento europeo alla propria clientela, sia in fase di emissione (credito) che in fase di incasso (debito). Il Consiglio europeo dei pagamenti (EPC) ha pubblicato l’elenco dei BIC degli istituti che hanno aderito ai principi dello “schema SDD” (http://epc.cbnet.info/docs/Core_SEPA_DD.pdf). Al 2 ottobre comparivano nell’elenco molte banche austriache, tedesche e italiane e pochissime banche spagnole, portoghesi e francesi. Ciò non deve necessariamente sorprendere, in quanto la comunità bancaria francese, ad esempio, ha annunciato ufficialmente che avrebbe rinviato di un anno il ricorso all’SDD. Alcune banche francesi potranno comunque suggerire alla loro clientela di proporre ai clienti dell’SDD cross-border attraverso le loro filiali estere che hanno aderito allo Schema SDD.
L’EPC precisa che le banche che hanno sottoscritto i principi dell’SDD Core rappresentano circa il 70% dei volumi di pagamento in euro effettuati nella zona SEPA. Sulla scorta dei livelli di utilizzo del bonifico europeo SCT, che non ha raccolto più del 4,5% dei flussi di bonifici in euro nell’arco di diciotto mesi, una forte diffusione dell’SDD sembrerebbe ancor più difficile. “Non è facile prevedere il futuro andamento del passaggio degli addebiti diretti nazionali verso il SEPA Direct Debit fra novembre 2009 e novembre 2010. Anche se numerosissime banche sono accessibili per questo nuovo mezzo di pagamento e, ad eccezione della Germania, i legislatori hanno trovato una soluzione per garantire la continuità dei mandati esistenti, non è del tutto certo che i grandi fatturatori chiedano immediatamente di utilizzare tale sistema”, ha spiegato a bfinance Herman Segers, segretario generale dell’EPC.
Servizi aggiuntivi
Per i maggiori fatturatori, il passaggio all’SDD implica l’adeguamento al nuovo circuito di addebito diretto, nel quale la gestione del mandato viene affidata al creditore (creditor mandate flow o CMF). Per agevolare la gestione del circuito CMF, i tesorieri e le banche italiane, unitamente all’EACT e più recentemente all’EUC (SEPA End User Committe) hanno presentato all’EPC la proposta di la creazione di un’infrastruttura che consenta alle banche europee di scambiarsi informazioni sui mandati di addebito diretto. Ciò onde evitare che il mandatario non abbia alcun diritto sul conto bancario di cui ha fornito gli elementi identificativi oppure che il conto venga chiuso. Tale strumento, la cui logica di funzionamento è molto vicina all’allineamento elettronico RID presente in Italia, permetterebbe inoltre al creditore di essere prontamente informato in caso di revoca del mandato da parte del debitore.
Le caratteristiche di questo progetto denominato SEDA, o SEPA Compliant Electronic Database Alignment, verranno prossimamente rese note all’EPC, che valuterà la possibilità di aggiungere alcuni elementi di questo servizio all’elenco dei servizi aggiuntivi che le banche commercializzeranno a lato dell’SDD. “L’EPC intende evitare che queste offerte portino a una nuova frammentazione dei pagamenti in Europa. Esamineremo quindi il SEDA insieme ad altre proposte, per vedere se è possibile pervenire a caratteristiche comuni”, ha concluso Herman Segers.
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