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Per Swift, la comunicazione banca-impresa deve evolvere nella direzione della trade & supply chain Stampa E-mail
9/10/2009


Se da una parte Ebics si presenta oggi come una trasposizione in protocollo IP delle funzioni di Etebac 3 e 5, dall’altra Swift intende posizionare rapidamente il suo canale di comunicazione banca-impresa SwiftNet in modo che serva non solo per pagamenti e reporting. L’idea è di permettere alle aziende di utilizzare SwiftNet per smaterializzare un insieme di flussi prima di un’operazione di pagamento. Il servizio di messaggeria FileAct consente già lo scambio di fatture sotto forma di immagini elettroniche o di file strutturati. Attualmente, l’estensione del perimetro di SwiftNet alle operazioni di trade & supply chain continua con la messa a disposizione dello standard di messaggi FIN MT 798 che permette alle aziende di richiedere una lettera di credito o una garanzia e di ricevere la relativa autorizzazione da una banca. Grazie a questo standard, le banche possono inoltre notificare l’emissione di una lettera di credito o di una garanzia, oppure modificare la lettera di credito stessa. Per il futuro, le aspettative sono state riposte nella piattaforma Trade Services Utility (TSU), grazie alla quale le banche possono riconciliare informazioni relative alle transazioni commerciai effettuate in “open account” (pagamento differito) dai clienti. «La TSU consente alle banche di venire a conoscenza di un maggior numero di informazioni riguardanti le operazioni commerciali effettuate dai clienti, in modo da poter intervenire nelle varie fasi delle operazioni per proporre soluzioni di finanziamento personalizzate a un prezzo competitivo», spiega André Casterman, responsabile Trade & Supply Chain di Swift.

 

La creazione della TSU nel 2007 rappresenta una risposta allo sviluppo della pratica dell’open account nelle operazioni commerciali. Un esportatore che conosce molto bene l’acquirente con cui opera è così in grado di proporgli di consegnare la merce concedendogli direttamente un credito o un pagamento differito senza bisogno di ulteriori formalità. Ecco in cosa consiste un’operazione in open account. Si tratta di un metodo di pagamento estremamente semplice. L’esportatore conosce da subito l’esatto ammontare delle spese e la documentazione è snellita. Solitamente utilizzato nelle vendite nazionali, dato che il compratore e il venditore sono sottoposti alla stessa giurisdizione, questo metodo di pagamento si rivela invece estremamente rischioso per le imprese esportatrici, che devono inviare le merci senza garanzia di pagamento. Su pressione dei grandi acquirenti americani e europei, le operazioni in open account hanno tuttavia assunto un’importanza sempre maggiore nel commercio internazionale. Attualmente solo il 20% degli scambi commerciali internazionali avviene tramite lettera di credito o il ricorso al credito documentario, contro l’80% di trent’anni fa. Solo le società asiatiche fanno ancora ampiamente ricorso a questo metodo di pagamento ma da diversi anni i volumi stagnano.

 

Una duplice funzione

 

La progressiva eliminazione delle lettere di credito complica l’accesso al prefinanziamento degli ordini per le imprese esportatici. Le banche non propongono infatti un finanziamento se non possono avere accesso a tutti i dettagli riguardanti lo svolgimento della transazione per la quale il credito è stato richiesto. La TSU invece consente alle banche di riconciliare le informazioni ricevute dai rispettivi clienti relativamente a una determinata transazione commerciale. La piattaforma supporta due funzioni. Innanzitutto la riconciliazione delle fatture (dati commerciali) e delle condizioni applicabili all’ordine (spese di trasporto). In questo modo le banche possono intervenire nelle diverse fasi dell’operazione per proporre una soluzione di finanziamento man mano che ricevono le varie conferme riguardanti l’operazione. La TSU consente inoltre di stabilire il grado di solvibilità delle controparti sulla base dei dati passati, permettendo così alle banche di proporre un finanziamento a prezzi competitivi. Nel marzo 2009, Swift ha aggiunto alla sua piattaforma nuove funzioni. L’obbligo di pagamento bancario (BPO) è diventato un prodotto standardizzato, secondo il quale la banca dell’acquirente fornisce una garanzia alla banca del venditore relativamente a un’operazione sottostante. È inoltre possibile la riconciliazione di dati supplementari come l’assicurazione crediti e i certificati.

 

Non resta ora che convincere le banche a sviluppare un’offerta commerciale interessante per le imprese grazie a questo nuovo servizio. Come spiega un editore di software: «Molti istituti di credito potrebbero mostrarsi reticenti ad effettuare gli sviluppi necessari al funzionamento di un servizio che offre prospettive incerte in termini di volumi. Più che la tecnologia, ora è il modello economico della TSU a dover essere al centro della riflessione.» André Casterman conclude invece dichiarando che: «Attualmente lavoriamo con banche e imprese per accelerare la messa a disposizione di servizi di finanziamento sulle operazioni commerciali in open account e di servizi di smaterializzazione dei flussi di prepagamento. Diversi utenti della TSU ci hanno comunicato il desiderio di sostituire completamente i loro sistemi interni di riconciliazione delle informazioni con le banche corrispondenti adottando la nostra piattaforma dal 2010». 

 

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