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SEPA: opposizione a una data di migrazione basata sui criteri di “massa critica” Stampa E-mail
9/10/2009
 

L’adozione di una data limite per la migrazione verso i mezzi di pagamento SEPA è in fase di precisazione. Secondo le risposte fornite nell’indagine effettuata dalla Commissione europea lo scorso giugno la volontà generale è che venga fissata a livello europeo una data limite per l’abbandono dei bonifici e degli addebiti diretti nazionali. Bruxelles si appresta ora a discutere con gli Stati membri per individuare il miglior modo di procedere. Le diverse parti in causa hanno già espresso la loro preferenza per una normativa europea che, secondo la Commissione, fornirebbe «agli operatori del mercato un chiaro segnale che la migrazione verso il SEPA è ormai irreversibile». Un’alternativa sarebbe poi costituita dalla fissazione di una data limite direttamente dalla BCE, come sottolinea la sintesi delle 136 risposte fornite da pubbliche amministrazioni, istituti di credito, banche, aziende, fornitori di servizi e altri gruppi di interesse. Per tenere conto delle specificità e del livello di preparazione di ogni mercato, gli Stati membri dovrebbero tuttavia propendere per la possibilità di anticipare la data di migrazione sul loro territorio.

 

Due date di migrazione diverse

 

Se si terrà conto della maggioranza delle opinioni espresse nell’ambito dell’indagine, verranno allora fissate due date di migrazione diverse, una per il bonifico SEPA, e l’altra per i SEPA Direct Debit, poiché questi due metodi di pagamento non sono stati lanciati allo stesso momento e non hanno raggiunto quindi lo stesso grado di maturità. Il periodo di transizione previsto varia in generale dai tre ai cinque anni. Non sorprende il fatto che la transizione potrebbe rivelarsi lunga proprio per l'addebito diretto europeo, di cui non esiste attualmente un equivalente, data la portata della sfida a cui ci si trova di fronte. La maggior parte delle risposte sottolinea la necessità che la migrazione copra non solo le operazioni di pagamento tra le banche ma anche il mercato al dettaglio e i pagamenti tra clienti e istituti di credito. Come riassume Telecom Italia nella sua risposta: «Se vogliamo che gli utenti adottino il SEPA, abbandonando di conseguenza i mezzi di pagamento nazionali, bisogna offrire loro i vantaggi forniti dallo standard XML ISO 20022 e dall’ automazione dell’intera catena delle transazioni commerciali». L'Associazione federale dell’industria tedesca (BDI) ritiene che affinché le aziende si adattino al SEPA Credit Transfer saranno necessari a priori due o tre anni, mentre per il SEPA Direct Debit ci vorranno tra i quattro e i cinque anni.

 

In linea generale, l’approccio che consiste nel definire la data di migrazione sulla base di criteri fondati sul raggiungimento della massa critica viene giudicata dalla Commissione «controproducente». Un approccio di questo tipo, adottato in particolare dal Comitato nazionale SEPA francese, non costringe infatti i partecipanti ad adottare i nuovi mezzi di pagamento subito dopo il loro lancio, facendo così correre il rischio che la massa critica non venga mai raggiunta. Dall’indagine emerge poi che gli intervistati giudicano utile l'attuazione di un controllo permanente dei suddetti criteri ma, come l’Associazione francese dei tesorieri d’impresa (AFTE), ritengono anche che prima di fissare le date limite è necessario il rispetto di determinate condizioni. Si deve innanzitutto puntare al miglioramento della qualità dei sistemi SEPA, in modo che rispondano pienamente ai bisogni degli utenti, concedendo inoltre a questi ultimi il tempo sufficiente per familiarizzare con i nuovi strumenti e sistemi. Per l’AFTE, deve essere garantita la continuità dello stock di mandati di addebito diretto e le imprese devono avere la certezza che, durante il periodo di transizione, le regole non verranno più modificate. Infine, i tesorieri francesi pongono come condizione per fissare una data limite la chiarificazione del modello economico del SEPA Direct Debit.

 

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