| Il pił ampio consenso a fissare una data limite per la SEPA |
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| 25/09/2009 | |
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La definizione di una end-date per il passaggio alla SEPA ha ottenuto il più ampio consenso. « I due terzi delle parti interessate che hanno risposto all’indagine della Commissione Europea avviata all’inizio dell’estate si è espressa a favore. Indubbiamente, bisognerà operare in modo tale che la SEPA non sia limitata solo ai pagamenti transfrontalieri», ha precisato Francisco Tur Hartmann, responsabile del dipartimento delle infrastrutture di pagamento della BCE in occasione del Sibos tenutosi a Hong Kong. Partecipando a una tavola rotonda cui questi era presente, i rappresentanti dell’EPC, delle banche, delle camere di compensazione e dei tesorieri aziendali hanno richiesto all’unanimità che venga fissata una end-date per la SEPA. Per Gérard Hartsink, presidente del Consiglio Europeo dei Pagamenti (EPC), ciò permetterebbe, in particolare, di chiarire la situazione per gli produttori di software della zona euro. Fabrice Denele, direttore dei mezzi di pagamento presso BPCE, ritiene inoltre che essa costringerebbe le amministrazioni pubbliche a migrare, in modo che i mezzi di pagamento europei raggiungano rapidamente la massa critica. « É interessante constatare che il progetto SEPA è sopravvissuto alla crisi finanziaria, ma mancano ancora i dati relativi al volume del nuovo SCT », ha commentato. A titolo di esempio, a fine agosto, i bonifici SEPA rappresentavano in termine di valore solo l’1% del totale dei bonifici scambiati in Francia nella camera di compensazione STET e lo 0,4% in termini di volume. A livello europeo, alla stessa data gli SCT (SEPA Credit Transfer) rappresentavano in valore il 4,4% del totale dei bonifici. Le proiezioni iniziali di raggiungimento della massa critica erano indubbiamente troppo ottimiste e la SEPA è stata frenata dalla lentezza con cui è stata adottata la direttiva sui servizi di pagamento.
Non è comunque possibile stabilire una end-date senza aver prima risolto alcuni punti: deliberare sull’identificativo unico che, ad esempio, la Banque de France intende mantenere anonimo contrariamente alla BCE, chiarire la questione della continuità dei mandati di addebito diretto in Germania nell’ambito dell’SDD (SEPA Direct Debit), fissare un periodo di adeguamento ai nuovi strumenti SEPA per le infrastrutture di pagamento. Michel Stuijt, direttore generale marketing e vendite presso Equens, auspica « un miglioramento dell’accessibilità delle banche ». Gilbert Lichter, direttore generale di ABE Clearing, pone la priorità sulla necessità di definire tempestivamente i servizi aggiuntivi dell’SCT e dell’SDD, in modo tale che le infrastrutture possano adeguarvisi di conseguenza. « I servizi aggiuntivi devono servire a superare le reticenze degli utenti a passare ai mezzi di pagamento SEPA. Nell’ambito dell’addebito diretto SDD, si propone di introdurre un ciclo di pagamento più breve per rispondere alle esigenze della clientela finlandese. Anche l’EBA Clearing potrebbe fare proprie le caratteristiche del SEDA (SEPA Compliant Electronic Data Base Alignment)».
Una certa reticenza ad associare gli utenti
Il SEDA si presenta come un progetto di infrastruttura aperta a tutte le banche europee che consentirà lo scambio di informazioni sui mandati di addebito diretto fra le parti. L’obiettivo è, ad esempio, di evitare che il mandatario non abbia in realtà alcun diritto sul conto bancario di cui ha fornito gli elementi identificativi oppure che il conto venga chiuso. Tale strumento permetterebbe inoltre al creditore di sapere in tempi brevi se il debitore ha revocato il mandato.
Se l’idea di questo strumento è stata lanciata dai tesorieri italiani, gli utenti dei mezzi di pagamento lamentano, in generale, di non esser stati sufficientemente coinvolti nella progettazione dei nuovi strumenti di pagamento. « Gli utenti sono sempre in coda a ogni dibattito. Le sei priorità del foglio di via della SEPA recentemente rese note dalla Commissione europea devono essere invertite in modo tale che i clienti delle banche diventino protagonisti del progetto a pieno titolo. Bisogna riformare la governance. Ben venga la creazione di un nuovo comitato direttore della SEPA – che controllerà l’intero progetto a livello europeo, ndr – ma gli utenti preferirebbero invece poter comunicare direttamente alla Commissione Europea ciò di cui necessitano», ha aggiunto Gianfranco Tabasso, coordinatore della commissione per i pagamenti dell'EACT (Euro Association of Corporate Treasurers) e membro dell’AITI, l’associazione italiana dei tesorieri aziendali. Il futuro SEPA Council, che si costituirà entro la fine dell’anno, « non dovrà rivaleggiare con l’EPC », ha comunque precisato Francisco Tur Hartmann, della BCE. Peraltro, i tesorieri aziendali non si aspettano molto dalla riforma della modalità di goverance dell’EPC, l’istanza responsabile degli aspetti tecnici della SEPA. Le banche non intendono cedere la mano tanto facilmente su un progetto che richiede investimenti consistenti da parte dell’industria. « La governance dell’EPC non è una governance di utenti », ha infatti ribadito Gérard Hartsink.
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