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Nuova definizione europea dei fondi di tesoreria Stampa E-mail
24/07/2009

 

L’associazione europea dei fondi d’investimento EFAMA (European Fund and Asset Management Association) e l’IMMFA (Institutional Money Market Funds Association)  hanno appena presentato la loro riforma della denominazione dei fondi monetari. Ciò decreta la fine della categoria dei “fondi monetari dinamici” e dei discorsi commerciali che associano la conservazione del capitale alla ricerca di un ulteriore rendimento. Al termine di un periodo transitorio di tre anni, resteranno solo due categorie di fondi di tesoreria definiti dall’EFAMA: i fondi monetari “a breve termine” e i fondi monetari “regolari”, retti da criteri d’investimento distinti. Le due associazioni, sotto forma di una raccomandazione alle società di gestione, anticipano gli auspici formulati dal gruppo di alto livello sulla supervisione finanziaria presieduto da Jacques de Larosière, che ha invocato lo sviluppo in Europa di regole comuni per fondi d’investimento, in particolare sugli aspetti di definizione e codificazione degli attivi. 

 

Al fine di limitare il rischio di tasso di interesse, il monetario a “breve termine” dovrà presentare una scadenza media ponderata (weighted average maturity o WAM) del portafoglio inferiore a 60 giorni. Questa scelta, giudicata “prudente” è motivata dal desiderio di garantire che i fondi monetari a breve termine soddisfino i criteri fissati per i fondi monetari nella MiFID (articolo 18). Del resto, “negli Stati Uniti, il limite della costante NAV dei fondi monetari è oggi di 90 giorni e il settore raccomanda di riportarlo a 75 giorni”, precisa la relazione. Sul rischio di credito, i fondi monetari a breve termine, autorizzati ad investire in strumenti a tasso variabile, dovranno assicurarsi che la loro duration media non superi 0,5 anni. Per evitare che domande di rimborso comportino il superamento di questi plafond, i monetari a breve termine non saranno autorizzati ad investire più del 10% del loro patrimonio netto in strumenti a tasso variabile con scadenza residua compresa fra 1 e 2 anni. La scadenza residua di 2 anni costituisce il tetto massimo al di là del quale i fondi monetari a breve termine non possono investire. Ultimo punto, in termini di qualità del credito, i fondi monetari a breve termine devono esclusivamente investire in strumenti del mercato monetario e in titoli di credito cartacei della migliore qualità al momento dell’acquisto, ossia con un rating P1 di Moody’s o suo equivalente.

 

I fondi monetari regolari dovranno invece rispettare una scadenza media di portafoglio di un anno al massimo. Questa proposta si accompagna al divieto di investire in titoli con scadenza residua superiore a 397 giorni. La duration massima è fissata a 1,5 anni e la fascia della qualità di credito degli strumenti in portafoglio è ampliata a P1-P3. I fondi monetari regolari potranno investire fino al 10% in strumenti a tasso variabile con scadenza residua compresa fra 2 e 5 anni. Infine, la scadenza residua degli strumenti di finanza strutturata sarà calcolata sull’“aspettativa di vita” piuttosto che sulla durata di vita contrattuale del prodotto.

 

Per mitigare il rischio di liquidità, il 5% del portafoglio delle due categorie di fondi dovrà essere investito in strumenti liquidabili in una giornata e il 20% in strumenti che possono essere venduti in 7 giorni. Ovviamente, è esclusa l’esposizione al rischio azionario, al rischio materie prime e al rischio di cambio. I fondi monetari che non soddisfano questi criteri potranno continuare a utilizzare la definizione dell’EFAMA con il termine di “altri fondi monetari” per un periodo di tre anni. Dopo il 30 giugno 2012, dovranno abbandonare qualsiasi riferimento ai fondi monetari qualora non abbiano adattato i portafogli.

 

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