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La tesoreria delle grandi corporate italiane colpita dalla crisi Stampa E-mail
9/07/2009

 

Già piuttosto esigua secondo i dati pubblicati dai gruppi dell’Eurostoxx 50, nel corso dell’esercizio 2008 la base di tesoreria delle grandi corporate italiane si è ulteriormente ridotta proprio nel momento in cui la crisi finanziaria restringe le possibilità di finanziamento. Secondo le relazioni finanziarie annuali, il totale delle liquidità delle 20 imprese non finanziarie del MIB 30 che rientrano nel quadro della norma contabile IAS 7, vale a dire classificate alla posta “cash and cash equivalent” dello stato patrimoniale, è diminuito del 10% rispetto all’anno precedente attestandosi, al 31 dicembre 2008, a 25 miliardi di euro. Solo otto gruppi dichiarano eccedenze di tesoreria in aumento.

 

Gli investimenti di tesoreria maggiormente a rischio hanno sofferto in misura ancor maggiore del ribasso generalizzato dei mercati. Infatti, gli altri investimenti considerati nel calcolo dell’indebitamento netto (attivi finanziari detenuti in vista della vendita, altri attivi finanziari…), ma che non rientravano nei criteri indicati dalla norma contabile (maturità in genere inferiore a tre mesi, sensibilità al tasso d’interesse e volatilità limitate…) sono diminuiti del 28%, attestandosi a 1,9 miliardi, e rappresentano ora solo l’8% della liquidità globale a fronte del 9% a fine 2007.

Complessivamente, al 31 dicembre 2008 la disponibilità di tesoreria dei grandi gruppi del MIB 30 è pari a 27 miliardi, in calo del 12% circa.

 

Questa tendenza a una maggior messa in sicurezza degli investimenti si rileva anche presso le grandi corporate in Francia. La tesoreria secondo la norma IAS 7 dei 35 grandi gruppi del CAC 40 è aumentata del 10%, attestandosi a 105 miliardi di euro, e complessivamente la liquidità è di 123 miliardi, in aumento del 9%.  I grandi gruppi francesi possono dunque contare su disponibilità liquide mai state così abbondanti dal 2005. In Germania, i 23 grandi gruppi del DAX 30 hanno certo assistito a una diminuzione del 60% dei propri investimenti secondo la norma IAS 7, che si sono attestati a 60 miliardi di euro, ma, in parallelo, gli altri investimenti di liquidità diminuivano del 28%, attestandosi a 20 miliardi di euro. Quanto alle 33 imprese non finanziarie dell’Eurostoxx 50, il calo delle loro liquidità “non IAS 7” del 39%, sino a 22 miliardi di euro, è stato interamente compensato dall’aumento dell’11% della loro tesoreria in senso stretto a 136 miliardi di euro.

 

Complessivamente, i tesorieri delle grandi corporate italiane privilegiano la sicurezza al rendimento.

Fra i 13 grandi gruppi che presentano investimenti a rischio nel senso indicato dalla norma IAS 7, solo due (esclusi StMicroelectronics), Atlantia e Pirelli, dimostrano la reale volontà di rendere più dinamico il proprio investimento. Tuttavia, se la norma contabile IAS 7 prevede precise condizioni per evidenziare la tesoreria nella parte inferiore dello stato patrimoniale, essa non impone invece alcun obbligo nella gestione delle liquidità, tanto più che la tesoreria viene calcolata ai fini dell’indebitamento netto.

I dettagli forniti nella nota integrativa permettono quindi di precisare la natura delle varie poste. Atlantia, specialista in infrastrutture di trasporto e di comunicazione, distingue direttamente nello stato patrimoniale gli importi di tesoreria dalle somme investite in equivalente tesoreria e precisa che gli investimenti “non IAS 7”, che fra il 2007 e il 2008 sono aumentati del 40%, corrispondono a depositi bancari a breve termine. Pirelli fornisce dettagli sulla composizione della posta “titoli detenuti in vista della vendita”, che si ripartisce fra obbligazioni a tasso fisso e variabile e azioni quotate e non quotate.

 

 

Qualità delle controparti bancarie

 

Gli sforzi di comunicazione non interessano solo le imprese che utilizzano supporti di investimento non convenzionali. L’incidenza del rialzo della volatilità dei mercati sui prezzi degli attivi e le debolezze manifestate dal settore bancario hanno indotto i grandi gruppi a incrementare la comunicazione con i propri azionisti. Alcuni non esitano a fornire informazioni dettagliate sulla qualità della propria controparte, come Telecom Italia la quale precisa che “i suoi depositi sono effettuati presso banche con un rating minimo di A e sono investiti in parte in certificati di deposito brasiliani con un rating minimo di AA”, oppure Finmeccanica che insiste su “il rating di credito elevato delle sue banche di alto livello”,  o infine Fiat che limita il proprio rischio di credito ripartendo i depositi “fra istituzioni finanziarie nazionali e internazionali di primo piano”. Altre imprese incentrano invece la comunicazione sulla sicurezza dei supporti e, davanti ai problemi di liquidità insorti per alcuni fondi monetari, forniscono dettagli sulle restrizioni imposte ai propri investimenti. Enel precisa che “il saldo della posta tesoreria non subisce restrizioni se non per 264 milioni di euro che vengono destinati a rendere sicure le transazioni” e, invece, Eni evidenzia “l’accessibilità ai depositi in meno di 48 ore”.

 

 

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