| Direttiva sui servizi di pagamento: le banche si aspettano divergenze nel recepimento |
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| 28/05/2009 | |
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Nel corso di un convegno recentemente svoltosi nel Regno Unito sul tema “Le ragioni del rischio consistente che la SEPA (Single Euro Payments Area, ovvero Area Unica dei Pagamenti in Euro) non venga mai attuata”, è emerso che secondo i 300 partecipanti, banche ed editori, intervistati durante un sondaggio effettuato in loco, l’Europa dei pagamenti rappresenta un vantaggio principalmente per i consumatori, nella misura del 33%, e per le imprese, per il 47%. Solo il 12% dei presenti ha ritenuto che la SEPA costituisca un’opportunità per le banche, come riferisce nel suo blog il cronista Chris Skinner (http://www.thefinanser.com/). In un convegno destinato a responsabili aziendali di tesoreria/finanze le risposte sarebbero certamente state diverse.
Circa il 70% dei banchieri prevede che la direttiva sui servizi di pagamento (Payment Service Directive, PSD) non verrà recepita in Europa in modo omogeneo. Solo il 25% è di parere contrario, mentre il rimanente 5% non ha un’opinione precisa in merito. È comunque vero che il testo votato dal Parlamento europeo dà spazio a numerose deroghe onde consentire a ogni Stato membro di imporre un quadro normativo più o meno elastico ai prestatori di servizi di pagamento. Le divergenze previste sono state sottolineate, in particolare, dalla comunità bancaria francese che, in tal modo, ha inteso giustificare in parte il rinvio di un anno del lancio del SEPA Direct Debit, di cui la direttiva definisce l’ambito giuridico di applicazione.
Priorità ai nuovi sbocchi
Peraltro, più della metà dei partecipanti al sondaggio posizionano la SEPA e la PDS al primo posto fra i temi di maggior interesse dell’anno 2009, seguite dalle problematiche di incasso e pagamenti mobili (il 30%), dal ritorno ai fondamentali (il 15%) e dai messaggi MT202 legati alle operazioni di copertura (1,7%). Tuttavia, da un’altra domanda del sondaggio emerge che, nel breve periodo, la priorità delle banche resta quella di reperire nuove fonti di reddito (il 38%). Il che trova ulteriore conferma quando la stessa domanda viene rivolta in un’ottica di lungo periodo, in quanto l’83% delle banche si dichiara sostanzialmente preoccupato per la creazione di nuovi sbocchi. Al contrario, se il 20% delle banche pone la gestione del rischio in prima posizione fra le priorità nel breve termine, questo tema non rientra più nel novero delle preoccupazioni sul lungo periodo.
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