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Cash pooling: il Belgio come paradiso fiscale? Stampa E-mail
28/05/2009

 

Silenzio! L’argomento è tabù! Eppure le velleità di diversi gruppi industriali del continente europeo di impiantare, totalmente o parzialmente, i propri servizi di finanza e tesoreria in Belgio sono un segreto di pulcinella. L’argomento, che potremmo chiamare dell’«ottimizzazione fiscale» delle tesorerie centralizzate, è recentemente tornato in voga; e ciò grazie alla fine programmata del regime dei centri di coordinamento vigente in Belgio, la cui soppressione è stata decisa dalla Commissione europea, e a una nuova misura di detrazione fiscale sull’utile imponibile, introdotta dal governo belga alla fine del 2006 e familiarmente nota come «deduzione degli interessi nominali sul capitale», che ha come risultato la riduzione del tasso effettivo dell’imposta sulle società di diversi punti percentuali (dal 34% al 25% per un caso medio).

 

Diversi gruppi europei stanno studiando l’opportunità di trasferire, totalmente o parzialmente, la loro tesoreria (cash pooling, sala delle contrattazioni, prestiti intercompany, centrali di pagamento, netting) nella capitale europea. Diversi gruppi dell’Europa continentale hanno finalizzato i lavori e sono già presenti in Belgio dall’anno scorso oppure si preparano a trasferirsi. Uno di essi ha persino abbandonato l’Irlanda per insediare la propria tesoreria centralizzata a Bruxelles.

 

A livello locale, questa nuova misura fiscale, inizialmente introdotta con discrezione (500 miliardi di euro d’impatto budgetario per l’esercizio 2007), è diventata mediatica e politicamente scottante, con la famosa strutturazione del finanziamento di Electrabel portata alla luce da diversi giornali fiamminghi. Secondo i quotidiani De Standaard e De Morgen, l’anno scorso, infatti, questa azienda produttrice di elettricità ha evitato di pagare circa 30 milioni di euro grazie al ricorso alla deduzione degli interessi nominali sul capitale. Electrabel ha effettuato un aumento di capitale della sua filiale finanziaria Energy Europe Invest per 3,3 miliardi di euro, trasferendo inoltre alla stessa 88,5 milioni di euro di utili imponibili. Un finanziamento particolarmente «tiré», come si dice in Belgio, ossia un po’ troppo audace, che potrebbe decisamente far insospettire i commissari europei…

 

Al di là di questo caso simbolico, il sistema comincia ad essere messo sotto accusa a causa del suo costo di bilancio che lievita ed è stimato a circa 2 miliardi nel bilancio preventivo del prossimo anno. Gli interessi nominali sul capitale vengono indicati come i principali colpevoli del recente aumento della spesa pubblica in Belgio.

 

Ovviamente, quando si parla di fiscalità, l’argomento è sempre scottante. Ne approfittiamo per precisare che tutte le nostre fonti (banche e gruppi aziendali in particolare) sono, ovviamente, segrete. Del resto, le banche del Benelux si sono impegnate a non fare pubblicamente troppa pubblicità al sistema.

 

Il regime fiscale in Europa non è armonizzato, tranne per la Direttiva sui redditi da risparmio, e qualsiasi direzione finanziaria che si rispetti cerca di ottimizzare le proprie strutture e ridurre i costi. Certo, il parametro fiscale non è l’unico ad essere determinante, si tiene conto anche dei costi del personale, se la struttura è dotata di dipendenti e collaboratori, come lo dimostrano la delocalizzazione e l’insediamento dei centri servizi condivisi in Polonia, India o altrove.

 


Razionalizzazione del cash pooling europeo

 

Viene però da chiedersi se tutto questo entusiasmo per il Belgio non sia un po’ sopravvalutato. Lo è senza dubbio dal punto di vista strettamente fiscale, almeno in media. Secondo i vari studi pubblicati di recente da professionisti specializzati, il Belgio non gode di una posizione particolarmente favorevole in termini di pressione fiscale complessiva (imposta sulle società, imposta sul lavoro, altre imposte) a causa soprattutto del costo della manodopera e degli oneri sociali. Secondo la PwC/Landwell & Associés, ad esempio, a livello dell’Ue, il Belgio è solo terzultimo, davanti a Francia e Italia. Senza entrare nei particolari, la scelta di un paese in cui impiantare una sede centrale/condivisa dipende da diversi parametri più o meno qualitativi, e non incentrati soltanto su criteri finanziari e fiscali (sistema bancario, per esempio, nel caso di una filiale finanziaria, flessibilità del mercato del lavoro, costo della manodopera, infrastrutture, ambiente di business), che vengono inoltre esaminati nell’ambito della gestione fiscale globale di un gruppo.

 

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Fonte: PwC

 

Il Belgio sembra conveniente dal punto di vista fiscale in senso stretto per paesi come la Francia e l’Italia (tasso medio totale d’imposizione leggermente superiore al 60% contro il 75% in Italia). In particolare, la formula belga sembra interessante se la filiale di tesoreria ha pochi dipendenti ed ha una capitalizzazione molto elevata…, e, nello stesso tempo, beneficia di un profilo di rischio limitato e di un ROE vicino al tasso senza rischio. Inoltre, l’imposta sulle società è molto più bassa in Italia, mentre gli oneri sociali sono praticamente equivalenti.

 

In questo caso, l’interesse sembrerebbe reale, come confermano i tre Tesorieri/DFT da noi intervistati: i sovraccosti legati agli oneri sociali sono modesti rispetto alle potenzialità finanziarie. Un semplice calcolo molto schematico consente di capire meglio le cose: da un lato, i proventi finanziari (un prestito intercompany al 4,50%), dall’altro una deduzione sull’importo del capitale proprio (a sua volta calibrato in base alle esigenze di finanziamento delle filiali) del 4,30% (tasso di riferimento per il 2009 per il calcolo degli interessi nominali sul capitale). Il risultato è un’imposizione minima o inesistente; per un grande gruppo multinazionale, il risparmio può essere anche di diversi milioni di euro.

 

Ma bisogna stare attenti a non fare una scelta inopportuna. Esistono forti restrizioni operative.

Bisogna poter dimostrare l’autonomia della filiale, dotandola di risorse umane e tecniche per non rischiare sanzioni.

 

Una scelta ponderata

 

Ma i vantaggi non sono solo fiscali. Bruxelles è al centro dell’Europa, il che rende più facile gestire il trasferimento della propria struttura dal punto di vista umano. Uno dei tesorieri da noi intervistati che si è appena occupato del trasferimento di circa una decina di persone ha dichiarato che nessuno è rimasto sorpreso o infastidito dalla procedura. Si tratta di un progetto di razionalizzazione del cash management in generale e del cash pooling in particolare. Inoltre, la migrazione è una delle più semplici: la testa di ponte del cash pooling resta legata alla casa madre, senza quindi nessun impatto sulla struttura d’insieme. Ma può anche essere collegata alla filiale belga. In questo caso, saranno necessarie la modifica del conto corrente di sintesi, della domiciliazione dei conti e la concessione di una garanzia da parte della casa madre.

 

Tuttavia la perennità del regime in questione non è per nulla garantita, non fosse altro che per ragioni politiche interne. Secondo un altro tesoriere questo genere di sistema non dura comunque in eterno. Del resto, come dichiarano altri intervistati, la discrezione è di rigore. Le banche locali sarebbero persino tenute al rispetto di una sorta di codice di condotta con le autorità fiscali del Belgio per evitare di promuovere questo tipo di “organizzazione del finanziamento corrosivo”, secondo l’espressione utilizzata da uno dei nostri contatti… Per quanto riguarda l’insediamento di società estere, il governo belga lo vede di buon occhio, dato che esse creano nuovi posti di lavoro.

 

M.N.

 

 




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