| La Commissione europea intende ridurre i tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione |
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| 15/05/2009 | |
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La Commissione europea ha pubblicato recentemente una proposta di direttiva che punta ad abrogare e sostituire la direttiva 2000/35/CE che inquadra le pratiche in materia di termini di pagamento dal 25 gennaio 2000. «Nonostante qualche recente miglioramento, il ritardo nei pagamenti rimane un problema generale nell’UE, le pubbliche amministrazioni di un certo numero di Stati si distinguono in particolar modo per termini di pagamento particolarmente deplorevoli», sottolinea la Commissione europea nel testo della proposta. Circa il 60% delle imprese si deve pertanto confrontare, regolarmente, con ritardi nei pagamenti nelle operazioni con gli Enti Pubblici. Di fatto, la proposta di questa nuova direttiva interessa in particolar modo i rapporti commerciali tra imprese private ed enti pubblici che vengono così considerati in modo distinto, a differenza di quanto previsto dalla legislazione attuale. «Tenuto conto dell’importanza degli appalti pubblici nell’Ue (oltre 1.940 miliardi di euro all’anno), i pagamenti tardivi da parte della Pubblica Ammnistrazione pesano negativamente sulle imprese. Molti dei Enti non sono sottoposti agli stessi vincoli di finanziamento delle imprese quindi, nel loro caso, il ritardo nei pagamenti può essere evitato», indica la Commissione.
Penale forfettaria
L’obiettivo è di accorciare i termini di pagamento della PA rafforzando le penali per i ritardatari. Nel caso di un rapporto commerciale con un ente pubblico, un creditore potrebbe richiedere un risarcimento danni forfettario corrispondente al 5% dell’importo della fattura già a partire dal primo giorno successivo al termine di pagamento previsto dal contratto o, in assenza di tale termine, trascorso un periodo di trenta giorni dalla ricezione della fattura, delle merci o ancora, superato il termine di verifica della conformità dell'ordine. «Alcuni studi dimostrano che gli Enti Pubblici impongono spesso, per le loro transazioni commerciali, termini di pagamento contrattuali decisamente superiori ai trenta giorni. Anche se i termini di pagamento, nell’ambito degli appalti pubblici stipulati dalla PA, non dovrebbero essere, in linea di massima, superiori a trenta giorni», precisa la Commissione.
Oltre alla penale forfettaria, la proposta di risarcimento rinnova il diritto del creditore di reclamare degli interessi, calcolati sulla base minima del tasso di rifinanziamento della banca centrale, aumentato di sette punti percentuali. Secondo una ricerca pubblica effettuata nel terzo trimestre 2008 presso 510 enti europei di cui 81 ubicati in Italia, circa il 60% considera questo livello di tasso come sufficientemente dissuasivo.
Tra le novità, la Commissione propone di instaurare un’indennità di rimborso delle spese di recupero che va da 40 euro per i debiti inferiori a 1.000 euro all’1% dell’importo totale quando la fattura è di oltre 10.000 euro. Infine, la proposta elimina la possibilità di escludere le richieste d'interessi per un importo inferiore a cinque euro.
Clausole abusive
Nonostante tutto, è possibile che delle clausole contrattuali che prevedono l’assenza di penali permetteranno comunque di aggirare tali disposizioni. Sempre secondo i risultati della ricerca, circa il 45% delle imprese si è trovato in questa situazione nel corso degli ultimi cinque anni. Senza vietarle formalmente, l'articolo 6 rafforza le disposizioni relative a tali clausole. Prevede in particolar modo che qualsiasi clausola che esclude il versamento d’interessi per il ritardo nei pagamenti verrà sempre considerata come manifestamente abusiva.
I due terzi delle imprese non esigono mai, o solamente in casi rari, delle penali per il ritardo nei pagamenti. Viene quindi da chiedersi se un rafforzamento della legislazione contro i cattivi pagatori sarà in grado di migliorare le pratiche attuali. La tutela dei rapporti commerciali sembra essere una priorità. Tra le imprese che non reclamano mai nessun risarcimento, il 70% teme di perdere il proprio cliente mentre il 22% adotta questo comportamento per conformarsi alla concorrenza.
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