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Le multinazionali europee centralizzano l’80% del finanziamento delle proprie filiali Stampa E-mail
30/04/2009

 

La ricerca di finanziamenti al miglior prezzo spinge le grandi imprese a centralizzare il più possibile sulla holding del gruppo l’indebitamento necessario allo sviluppo delle filiali e sussidiarie. Questa politica di finanziamento, guidata da problematiche di rating e di subordinazione strutturale del debito, si scontra tuttavia con delle barriere legali o fiscali in diversi paesi prioritari per la crescita dei grandi gruppi, come la Cina o il Brasile. La presenza di azionisti di minoranza nelle sussidiarie ancora l’impossibilità di fare ricorso all’indebitamento in valuta locale costituiscono due altri freni alla centralizzazione dei finanziamenti che si incontrano regolarmente. Nonostante tutto, tra il 70% e il 90% dei finanziamenti dei principali gruppi quotati europei, sono oggi centralizzati. Questa è la conclusione di uno studio effettuato dal polo consulenza di bfinance su un panel di 11 gruppi europei con sedi in paesi diversi e che realizzano un fatturato medio di 38 miliardi di euro. I risultati di questo studio, effettuato mediante colloquio con i responsabili dei finanziamenti e della tesoreria, concordano con quelli di un'inchiesta effettuata da Treasury Strategies secondo cui il finanziamento delle filiali internazionali, così come la gestione dei rischi di cambio, sono centralizzati al 75%.

 

L’insieme dei gruppi interrogati da bfinance desidera rafforzare ulteriormente la centralizzazione dei propri finanziamenti, preferibilmente su un veicolo interno unico, e dichiara di voler riportare il numero dei propri partner bancari a uno o due per paese, o addirittura per continente. Tra gli altri punti comuni, l’inchiesta rivela la tendenza a concentrare determinate funzioni finanziarie localmente, in seno a centri di servizi integrati nazionali o regionali. L’inchiesta mostra anche una priorità accordata al debito rispetto all’equity.

 

Al contrario, si constata che i grandi gruppi adottano soluzioni molto diverse di fronti all'impossibilità di istituire un finanziamento intersocietario per una delle loro filiali. Allo stesso modo, se la tendenza è di prestare direttamente nella valuta di fatturazione della filiale, i gruppi seguono politiche di copertura dei rischi di cambio e di tasso molto eterogenee per i loro finanziamenti. Lo stesso vale per la gestione del rischio paese. In sintesi, non esiste un vero e proprio modello economico unico per il finanziamento centralizzato, mentre al contrario si diffondono delle pratiche simili sul funzionamento dei cash pooling.

 

Organizzazione in holding

 

In generale, la centralizzazione delle liquidità a livello mondiale si effettua attorno a diversi pooling per valute (overlay regionali o paesi maggiori in pooling diretto con la casa madre). A livello locale, la liquidità vengono riunite su un conto centralizzatore di tipo ZBA (Zero Balance Account o conto a saldo nullo), preferito rispetto ad una riconciliazione manuale. In media, quotidianamente viene centralizzato il 95% della liquidità disponibile mentre una percentuale tra lo 0% e il 5%, resta immobilizato a causa di vincoli regolamentari o contabili. Il consolidamento della posizione di liquidità quotidiana del gruppo e l'arbitraggio investimento/finanziamento vengono realizzati a livello mondiale  presso una sala mercato del gruppo. I margini praticati sul cash pooling sono generalmente omogenei per tutte le filiali e si estendono tra 10 pbs e 25 pbs secondo i gruppi. La riserva strategica di liquidità (liquidità e linee di back-up) destinata a far fronte ad una crisi del credito viene rivista generalmente ogni anno dal consiglio di amministrazione. Le politiche di liquidità dei gruppi risultano quindi estremamente eterogenee tanto sul piano degli obiettivi che su quello del controllo (coefficienti, KIP).

 

L’organizzazione dei finanziamenti a medio/lungo termine riposa, dal canto suo, principalmente su una holding con sala mercato.  Le organizzazioni che fanno appello ad una banca interna vengono utilizzate sempre meno oggi. Generalmente, la direzione finanziaria e della tesoreria è situata presso la sede della società o in un paese straniero scelto il più delle volte per i suoi vantaggi fiscali (in questo momento, va di moda il Belgio). Nel caso di un finanziamento centralizzato, il prestito viene sottoscritto, il più delle volte, in euro prima di essere swappato nella valuta di fatturazione della filiale. I rischi di tasso e di cambio vengono quindi centralizzati. All’opposto, quando un debito viene emesso in moneta locale o nei paesi in cui esistono forti vincoli sui movimenti di capitali (Corea, Romania, Russia...), le coperture vengono sottoscritte dalla filiale.

 

Modelli eterogenei

 

Analizzando il modello economico della centralizzazione, si nota che i gruppi seguono delle politiche molto diverse in materia di finanziamento a medio lungo termine: alcuni integrano delle spese di gestione per coprire i costi della holding, altri applicano delle condizioni di finanziamento identiche a tutte le loro  sussidiarie, mentre altri fissano margini variabili secondo i paesi e la natura dell'attività da finanziare. In media, la scadenza del debito delle entità aziendali al gruppo varia tra i 5 e i 7 anni. Il finanziamento viene operato sia in modo intermediato che disintermediato o ibrido. Ovviamente, in caso di inconvertibilità della moneta locale e in presenza di partecipazioni di minoranza, verrà privilegiato dalla sussidiaria il finanziamento bancario. In tal caso, la holding avrà tendenza a limitare le proprie garanzie a una semplice lettera di patronage  meno che non tratti una prima richiesta di prestito della sua struttura. In questo caso specifico, il gruppo offrirà la propria garanzia illimitata. Su questo punto, l’inchiesta mostra che ogni gruppo fissa delle percentuali target di indebitamento e di liquidità per le proprie strutture periferiche.

 

Riduzione dei pool bancari

 

Orchestrare la centralizzazione della liquidità e dei finanziamenti richiede una tesoreria ben organizzata. Nei gruppi interrogati da bfinance risulta che l’organico medio è di circa 30 persone, con tuttavia delle grosse variazioni. In quest’organizzazione centralizzata, la funzione di tesoreria locale viene generalmente dedicata al ruolo di presidio del flussi di cash management (previsioni, controlli, incassi, esborsi e reporting). In termine invece di rapporti bancari, i gruppi oggetto dello studio lavorano con una ventina di banche principali. Il numero di banche passa a quaranta se si integrano le banche secondarie, e addirittura a circa cento se si prende in considerazione l’insieme delle banche con le quali le filiali locali sono in rapporto. Questa cifra varia infatti nettamente a seconda del bisogno o meno di ricorrere ad un partner locale. Tre componenti del panel riferiscono così di lavorare con oltre cento banche. La tendenza attuale punta però alla razionalizzazione dei rapporti bancari, i componenti del panel esprimono, infatti, per la maggior parte, il desiderio di ridurre il loro numero in modo drastico.

 

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