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"Desideriamo migliorare la gestione del mandato relativo all'addebito diretto SEPA (SDD)", Massimo Battistella, Telecom Italia Stampa E-mail
3/04/2009

 

Coloro che ritengono che il dibattito circa il lancio dell'addebito europeo si chiuderà al termine delle trattative sulla commissione interbancaria sul futuro metodo di pagamento SEPA (fare clic sul collegamento riportato sotto per visualizzare l'articolo precedente), faranno bene a mettersi l'anima in pace. A sei mesi dal lancio ufficiale dell'addebito SEPA (SDD), previsto per il 1° novembre, i tesorieri italiani rilanciano il dibattito sulla gestione del mandato di addebito SEPA, richiedendo la creazione di un sistema che consenta lo scambio di informazioni tra la banca del creditore e quella del debitore. In caso contrario, prevedono un boicottaggio dell'SDD.

 

Già in seno al Consiglio europeo dei pagamenti (EPC) erano emerse vivaci discussioni in merito alla scelta del circuito del mandato. Alla fine, le banche europee si erano accordate sulla scelta di un circuito che prevedesse la gestione del mandato a carico del creditore (schema CMF) e non del debitore (schema DMF). E per ridurre al silenzio le voci dissenzienti di alcuni tesorieri, le istanze europee si erano impegnate alla definizione di un mandato elettronico (e-mandate) e di un mandato adattato in base alle esigenze delle aziende (SDD B2B).

 

Tuttavia, la situazione risulta ancora insoddisfacente dal punto di vista dei grandi fatturatori, preoccupati per l'impatto delle misure di tutela del consumatore previste nella direttiva sui servizi di pagamento. A titolo di promemoria, la direttiva relativa ai servizi di pagamento (PSD, Payment Services Directive), obbliga la banca del creditore a stornare, dietro semplice contestazione, qualsiasi addebito incassato da meno di otto settimane. Peraltro, la direttiva prevede un termine di un anno per esercitare la facoltà di storno. Secondo Massimo Battistella, responsabile degli incassi presso Telecom Italia, tali modalità di contestazione e di storno degli addebiti non sono conformi al circuito di gestione del mandato previsto dal Consiglio europeo dei pagamenti. I tempi previsti per le contestazioni degli addebiti possono provocare un impatto significativo sulla titolarizzazione dei crediti e sulle politiche di gestione del capitale circolante. L'esercizio della facoltà di storno e il conseguente obbligo della banca del creditore a rimborsare l'addebito a seguito di una semplice contestazione del debitore rischia di influire anche sulle linee di credito del gruppo.

 

Verifica della validità dei mandati

 

Inoltre, tramite l'Associazione Italiana Tesorieri d'Impresa (AITI), i tesorieri chiedono la creazione del "SEDA" ovvero l'implementazione di una procedura di allineamento elettronico degli archivi compatibile con il modello SEPA. In concreto, il "SEDA" si presenta come un progetto di infrastruttura aperta a tutte le banche europee che consentirà lo scambio di informazioni sui mandati di prelevamenti tra le parti. "Ad esempio, uno degli obiettivi è di verificare che il mandatario abbia effettivamente l'autorizzazione a operare sul conto bancario di cui ha fornito i codici identificativi o che il conto non sia chiuso. Questo strumento consentirebbe al creditore di venire a conoscenza tempestivamente delle eventuali modifiche o cancellazioni del mandato", spiega Massimo Battistella, che partecipa al gruppo di lavoro dell'AITI sul sistema SEPA.

 

L'idea è che i grandi fatturatori consegnino alla propria banca i mandati di addebito ricevuti dai loro clienti. Grazie al "SEDA", la banca del creditore può trasmettere le informazioni alle banche dei debitori. Queste ultime dovrebbero poi farsi carico dell'esecuzione di una serie di controlli sul mandato, ad esempio l'identità del titolare del conto, la validità dei codici BIC e IBAN o l'eventuale esistenza di clausole specifiche che impediscano l'addebito sul conto indicato. Tali informazioni consentono al creditore di ridurre il rischio di contestazione del mandato. "Inoltre, il SEDA potrebbe gestire le modifiche al mandato introdotte dalle parti", aggiunge Massimo Battistella.

 

Delusi dalla prospettiva di abbandonare le RIBA per uno strumento ritenuto meno affidabile e meno compatibile con le esigenze aziendali, i tesorieri italiani cercano il sostegno della comunità bancaria per ottenere le modifiche richieste in merito ad alcune caratteristiche dell'addebito SEPA. Da parte loro, i banchieri hanno accolto positivamente le proposte, garantendo il sostegno dell'iniziativa a livello europeo. "Ritengo che quando i problemi legati alla gestione del mandato saranno chiari a tutti, la nostra proposta verrà accettata. Grazie al SEDA, è possibile che la migrazione verso l'SDD venga sostenuta da un maggior numero di imprese", conclude Massimo Battistella. E quest'ultimo promette che Telecom Italia, con 55 milioni di addebiti all'anno e 10 milioni di mandati di addebito, non adotterà l'addebito SEPA finché le parti coinvolte non disporranno di un canale di informazione sullo stato dei mandati.

 

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