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"Riflessione sull'obiettivo di rating ideale per l'impresa", Kimberly Ross, direttore finanziario presso Ahold Stampa E-mail
3/04/2009

 

Se la crisi attuale è sinonimo di aumento dei margini del credito, rappresenta comunque un'ottima opportunità per realizzare operazioni di crescita esterna. Per quanto riguarda le acquisizioni, il problema sta nel fatto che due terzi delle aziende ritengono di essere frenate dalle difficoltà di accesso al credito, secondo quanto riportato da un sondaggio effettuato presso i tesorieri che hanno partecipato alla conferenza organizzata da Eurofinance ad Amsterdam. Secondo Kimberly Ross, direttore finanziario di Ahold, le difficoltà incontrate da determinate aziende nel tentativo di accedere ai finanziamenti derivano da uno scarso livello di posizionamento del rating dell'azienda rispetto agli obiettivi dell'anno. "Per i tesorieri, è importante instaurare comunicazioni periodiche e approfondite con il direttore finanziario in merito all'obiettivo di rating ideale per l'azienda", spiega la responsabile, convinta della necessità di stabilire un dialogo costante con gli analisti delle agenzie di rating.

 

Parla per esperienza. Nel 2003, il distributore olandese Ahold ha attraversato un periodo di profonda crisi dopo aver rilevato una frode contabile pari a un miliardo di euro. Il gruppo si è trovato in una forte crisi di liquidità con oltre 3 miliardi di euro di indebitamento, che ha potuto essere ripianato solo grazie a un aumento di capitale per un importo equivalente e alla vendita forzata di una ventina di filiali. Nel frattempo, le agenzie di rating avevano declassato il giudizio sulla società di quattro punti, facendola rientrare nella categoria di non-investimento. Oggi, il distributore, che vanta un fatturato pari a 26 miliardi di euro in 10 paesi in Europa e Stati Uniti, ha riguadagnato la sua solidità finanziaria. Con un rating pari a BBB-, la società risulta indebitata solo per un miliardo di euro, ovvero l'importo del risultato d'esercizio dello scorso anno. E, a differenza del 2003, le scadenze di debito sono pianificate con cura per evitare possibili crisi di liquidità.

 

Sforzi sulle previsioni di liquidità

 

Avendo constatato che le grandi banche presenti a livello internazionale hanno oggi la tendenza a rivolgersi sul mercato nazionale, Kimberly Ross ritiene che la riduzione delle dimensioni delle linee di credito sia inevitabile. I finanziamenti bancari di Ahold scadranno nel 2012. Nell'attesa, Kimberly Ross chiede al suo tesoriere di concentrarsi sulla generazione di liquidità. Lo sforzo si basa prevalentemente sulle previsioni, che devono tenere conto di un'altra variabile, ovvero la prevedibile diminuzione delle vendite a seguito della crisi. "È possibile che aumenti la percentuale di assegni insoliti così come possiamo aspettarci un incremento delle rapine a mano armata, pertanto è necessario vigilare attentamente sulle condizioni di sicurezza legate alla manipolazione dei contanti. Infine, in materia di carte di pagamento, si prevede un rialzo delle commissioni", specifica la direttrice finanziaria.

 

Oltre a questo lavoro di previsione, Kimberly Ross conta sul suo reparto di tesoreria per frenare il rischio di contropartita bancaria. La liquidità del gruppo ammonta a 2,8 miliardi di euro, pertanto occorre individuare le modalità di investimento in grado di offrire la massima sicurezza. "Non ho mai visto un tesoriere licenziato per aver perso qualche punto di interesse, ma è accaduto a molti di perdere il lavoro per aver intaccato il capitale", dichiara la responsabile. Ahold, il cui reparto di tesoreria ha sede in Svizzera, si è ritirata dai fondi di tesoreria dopo essersi accorta che uno dei suoi collocamenti era investito per il 30% in veicoli di investimento strutturati SIV e che la maggior parte dei fondi erano investiti per il 90% in istituti finanziari. Il sostegno concesso dai governi al sistema bancario la porta oggi a rivalutare la situazione. "È importante adattarsi ai ritmi dell'evoluzione della situazione", sottolinea Kimberly Ross.

 

La direttrice finanziaria non intende tuttavia abbandonare l'approccio prudente. Pertanto, giudica negativamente i rischi corsi da numerosi gruppi che hanno consolidato l'abitudine di richiedere finanziamenti in valuta locale senza coprire i rischi di cambio per rispondere alle esigenze di finanziamento delle loro filiali straniere. Secondo Kimberly Ross, "la giustificazione secondo cui non occorre coprire il rischio di cambio su un prestito in valuta nella misura in cui la filiale riceverà i pagamenti in valuta locale non ha fondamento, poiché, in caso di forte svalutazione della moneta, i clienti locali potrebbero non essere più in grado di onorare i pagamenti".

 

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