| Nel 2008, il 35% delle aziende di tutto il mondo ha aumentato il numero delle banche con cui opera |
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| 20/03/2009 | |
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Si conferma la tendenza delle aziende verso l'estinzione dei debiti. A livello mondiale, la percentuale di aziende titolari di finanziamenti, stabile negli ultimi anni, è diminuita in modo significativo nel corso dell'ultimo anno, passando dal 40% al 28%, secondo quanto riportato dalla decima edizione del Global Cash Management Survey condotto da JP Morgan che ha svolto il sondaggio su 314 tesorieri, il 42% dei quali impiegati presso gruppi con una capitalizzazione di borsa superiore a 5 miliardi di dollari. Tuttavia, questa situazione non dovrebbe durare a lungo. Infatti, il 46% dei partecipanti al sondaggio si aspetta di aumentare il ricorso al credito nel corso dei prossimi dodici mesi, mentre soltanto il 30% prevede di limitare l'indebitamento. Al di là di questo, sembra che nel 2008 i tesorieri abbiano preferito i prestiti a tasso fisso (54% degli intervistati vi ha fatto ricorso) rispetto a quelli a tasso variabile (43%). Tra le altre forme di credito privilegiate, gli scoperti bancari si collocano in seconda posizione (46%), seguiti dai prestiti intercompany (44%), dalle emissioni obbligazionarie (36%) e dai titoli di credito negoziabili (25%). Da notare che solo il 3% dei tesorieri intervistati indica di aver fatto ricorso a un credito sindacato, ovvero una percentuale piuttosto debole che si spiega con il fatto che nel campione intervistato le aziende europee sono meno presenti rispetto alle omologhe americane.
La crisi, responsabile dell'aumento del costo del credito, ha spinto i tesorieri a diversificare i rischi aumentando il numero di relazioni bancarie. Secondo quanto rilevato dal sondaggio, le difficoltà delle banche principali ha spinto le aziende a interrompere il processo di razionalizzazione del numero di partner bancari. In media, il 35% degli intervistati ha instaurato rapporti con nuove banche. Inoltre i criteri che determinano la scelta della banca principale si sono evoluti da un anno all'altro. La qualità dei servizi sui flussi rimane il criterio principale, davanti alla capacità di erogazione di crediti finanziari e di servizi di cambio. Immediatamente dopo, si attestano i servizi di copertura, di consulenza, di finanziamento delle operazioni commerciali internazionali e infine la gestione degli attivi.
Evoluzione del numero delle relazioni bancarie nel 2008, secondo le dichiarazioni dei tesorieri (aumento, diminuzione, invariato)
Fonte: JP Morgan
In base alle risposte fornite, quest'anno i tesorieri sembrano attribuire una maggiore importanza alla capacità dei banchieri di offrire un'ampia gamma di servizi sul cash management. Ciò si riflette anche nell'aumento del numero di aziende che hanno scelto una piattaforma di comunicazione monobanca per tutti i servizi di cash management. Al contrario, pare affermarsi al tendenza allo sviluppo di piattaforme multibanca per la gestione delle operazioni di cambio e la selezione degli investimenti.
Esternalizzazione
In materia di investimenti, i tesorieri hanno cercato una maggiore sicurezza attraverso la scelta dei prodotti e dei fornitori dei servizi di investimento. I depositi bancari restano il veicolo di investimento più diffuso nel mondo, sebbene la quota globale sia precipitata dal 61% del 2007 al 55% del 2008. Una diminuzione che deve essere relativizzata poiché deriva parzialmente dall'aumento dei tesorieri americani, notoriamente più disponibili verso i fondi comuni di investimento, nel campione di riferimento per il sondaggio di quest'anno. Se si guarda invece ai tesorieri dell'Europa occidentale, essi hanno aumentato significativamente la quota dei depositi bancari, che si attesta intorno al 74% degli investimenti. In ogni caso, i tesorieri confermano di aver vigilato sulla solidità finanziaria delle rispettive banche. Rispetto al sondaggio del 2007, sembra che la reputazione sia emersa come uno dei criteri per la scelta di una banca di deposito, guadagnando il secondo posto appena dopo il rendimento. Si rileva inoltre una perdita di importanza delle spese di gestione, fatto che suggerisce che i tesorieri siano in qualche caso disposti a farsi carico di commissioni più elevate per investire presso istituti che vantano una migliore reputazione.
Per quanto riguarda i fondi, quasi la metà dei tesorieri che investe in fquesti strumenti, si rivolge esclusivamente ai fondi monetari AAA contro il 35% del 2007. Circa il 12% dei tesorieri fa attualmente ricorso ai fondi monetari dinamici, mentre il 39% si dichiara pronto a utilizzarli. Già l'anno scorso, il 37% dei tesorieri confermava l'intenzione di utilizzare fondi dinamici, tuttavia, il ricorso effettivo a tale opzione ha mostrato una flessione.
Dopo un anno particolarmente complesso, i tesorieri accennano alla possibilità di rivolgersi ulteriormente a fornitori di servizi esterni. L'esternalizzazione è considerata come uno sviluppo futuro essenziale nell'ambito del cash management. Già nel corso di quest'anno, il ricorso a fornitori di servizi di investimento esterni ha registrato un aumento significativo, passando dal 49% al 65%. La stessa tendenza si osserva per quanto riguarda la centralizzazione della tesoreria e le operazioni di cambio.
FB
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