| In Italia, i ritardi di pagamento superano la soglia dei 20 giorni |
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| 20/03/2009 | |
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Se l'anno scorso i ritardi nei pagamenti hanno avuto la tendenza ad allungarsi nella maggior parte dei paesi europei, questo fenomeno è risultato particolarmente marcato in Italia. Sulla base dell'analisi della contabilità clienti di migliaia di società di nove paesi europei (Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Regno Unito), si è rilevato che il numero di giorni necessario per il pagamento delle fatture dopo la data di scadenza non aveva mai raggiunto un livello così elevato dal 1995. A fine dicembre, il pagamento dei fornitori in Italia è stato effettuato in media 20,3 giorni dopo la data di scadenza della fattura, indicando un peggioramento di 7 giorni rispetto al 2007. "Su una media annuale, restano al di sotto dei 20 giorni (17,3 giorni) grazie a un inizio d'anno sufficientemente favorevole. Tuttavia, si tratta di almeno 5 giorni in più rispetto al 2007", osserva Thierry Million, responsabile delle ricerche presso Altarès.
Altrove, il fenomeno risulta più contenuto. Dopo tre anni di relativa stabilità, i ritardi di pagamento in Europa sono peggiorati di 2,4 giorni su base annua, per stabilirsi a 14,9 giorni alla fine del 2008. "Stabili nel 2006 e nel 2007, i ritardi di pagamento continuano a peggiorare dall'inizio del 2008. Dovendo affrontare una contrazione congiunta dell'attività e delle linee di credito, le imprese tendono ad avvalersi del credito fornitori allungando i tempi di pagamento", dichiara Thierry Million. Malgrado la crisi, la Francia e il Portogallo hanno mostrato una controtendenza rispetto al fenomeno, con una riduzione dei ritardi di pagamento rispettivamente di 0,3 e 1,1 giorni.
Evoluzione dei ritardi dei pagamenti negli ultimi 5 anni (Europa e Italia)
Fonte: Altarès
Rispetto al numero di giorni di ritardo, i Paesi Bassi (11,6 giorni) e la Francia (11,9 giorni) figurano accanto alla Germania nelle posizioni di testa. Oltre all'Italia, il Portogallo (22,1 giorni) e l'Irlanda (19,2 giorni) emergono come i paesi in cui le imprese impiegano più tempo per saldare le fatture dopo la scadenza. Esiste inoltre una forte correlazione positiva tra le condizioni di pagamento contrattuali, che sono fissate a 70 giorni nel sud dell'Europa contro i 30-50 giorni negli altri paesi, e i ritardi nei pagamenti. In breve, più i tempi di pagamento sono lunghi, più aumenta il ritardo.
Analisi settoriale
Nessun settore dell'economia italiana è sfuggito al fenomeno. L'edilizia e l'immobiliare emergono come i settori più esposti con un peggioramento di 12 giorni in un anno. In questi due settori, i ritardi di pagamento raggiungono rispettivamente 22,7 giorni e 24 giorni. Nei servizi (18,2 giorni), nell'industria (17,4 giorni) e nel commercio all'ingrosso (20,7 giorni) le date di pagamento sono slittate di oltre sette giorni, mentre in altri settori il peggioramento è inferiore ai cinque giorni.
Malgrado tutto, le aziende italiane che pagano le fatture alla data di scadenza sono più numerose che nella maggior parte degli altri paesi. In un contesto dove i termini di pagamento contrattuali sono generalmente più lunghi che altrovo, circa la metà delle aziende rispetta i tempi di pagamento contrattuali rispetto a una media del 40% in Europa e meno di un terzo in Francia e nel Regno Unito. Tuttavia, all'altro estremo, i ritardi di pagamento superiori a 30 giorni sono diventati sistematici per il 13,4% delle aziende, con un aumento di cinque punti in un anno. "In un paese dove le condizioni contrattuali di 120 giorni non sono rare, questi ritardi possono penalizzare in modo significativo i fornitori italiani ed esteri. La soglia dei 30 giorni di ritardo è stata confermata come punto di accelerazione del livello di rischio. Oltre i 30 giorni di ritardo, la probabilità di fallimento si moltiplica per 6. E a partire da 69 giorni, questa probabilità aumenta di 11 volte", precisa Altarès. I ritardi di pagamento riguardano crediti arretrati per 90 miliardi di euro all'anno e rappresentano un mancato guadagno di 11 miliardi di euro per le aziende interessate. Ancor più grave, il mancato rispetto delle scadenze delle fatture sarebbe all'origine di un caso di fallimento su quattro.
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