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La crisi accentua l'incubo dei tesorieri distaccati in Russia Stampa E-mail
20/02/2009

 

Tutti i responsabili di tesoreria dei gruppi con sedi nei paesi dell'Europa centrale e orientale possono affermarlo. Il cash management in Russia non era certo una sinecura. Con la crisi di liquidità del sistema bancario locale e l'estrema volatilità del rublo, la situazione si è ulteriormente complicata. Tuttavia, la presenza delle banche straniere fa ancora sperare nel riavvicinamento dei servizi di gestione della liquidità russi agli standard dell'Europa occidentale. L'elettronica bancaria risulta relativamente sviluppata. La problematica principale si ravvisa oggi nelle barriere normative che ostacolano la centralizzazione della tesoreria, difficoltà facilmente superate qualche anno fa dai nuovi membri dell'Unione europea quali Ungheria, Slovacchia, Polonia ad eccezione forse, in quest'ultimo Paese, della mancata eliminazione della ritenuta alla fonte. Tuttavia, in Russia la situazione pare più complessa.

 

Dalla crisi del 1998, le operazioni bancarie sono soggette al rispetto delle norme decretate dalla Banca centrale in merito al controllo dei cambi. "Nel luglio del 2006, le restrizioni legate ai conti speciali e ai depositi delle riserve sono state abolite. Questo allentamento avvantaggia, tra l’altro, anche  il credito e il cash pooling", spiega Alexandre Mey, Direttore Corporate Banking di Société Générale in Russia. D'altro canto, tutte le transazioni tra residenti e non residenti comportano l'emissione di un "passport of deal" da parte della banca e devono essere registrate, documentate e comunicate alla Banca centrale. Tra residenti, sono consentite solo le transazioni in rubli e i trasferimenti da un conto russo a un conto estero sono ammessi solo se tale conto risulta registrato presso l'amministrazione fiscale russa. Ma i vincoli amministrativi non si fermano qui. In Russia, tutti i titolari di prestiti sono obbligati a presentare rendiconti  finanziari trimestrali alla Banca centrale e gli enti che concedono i prestiti sono tenuti essi stessi a svolgere un'analisi finanziaria periodica sui loro clienti. In mancanza di tale documentazione, la banca è obbligata a coprire integralmente il prestito.

 

Poco sensibili alle problematiche del cash management dei grandi gruppi internazionali stabiliti in Russia, le banche locali non sollecitano particolarmente le autorità per dare un impulso alle pratiche del cash management. Una delle possibili cause di tale scarsa considerazione verso le aziende di grandi dimensioni è forse da ricercare nell'estrema frammentazione del sistema bancario russo: 1.200 banche, la maggior parte delle quali di dimensioni modeste, Fortemente  sottocapitalizzato (6,3% del PIL), il sistema bancario contribuisce di fatto in maniera minima al finanziamento dell'economia. Nel 2006, i crediti bancari coprivano il 9,3% degli investimenti economici complessivi. Accanto alle banche locali, le filiali delle banche straniere detengono il 15% degli attivi bancari e rappresentano generalmente una scelta privilegiata per i gruppi internazionali operanti in Russia, in primo luogo per motivi di rischio di contropartita, dato che  in questo Paese la garanzia dei depositi è limitata all'equivalente di 20.000 euro e viene applicata solo alle banche che operano nel rispetto dei tassi prudenziali. Tuttavia, le reti locali sono indispensabili per la raccolta dei contanti, metodo di pagamento ancora molto utilizzato nel commercio al dettaglio nonostante l'incremento della diffusione delle carte di pagamento.

 

Costo di finanziamento duplicato

 

Presente in Russia da oltre 15 anni, il gruppo francese Danone, percepisce circa dal 10% al 15% degli incassi in contanti e, di conseguenza, ha optato per un'organizzazione delle relazioni bancarie su due livelli. La maggior parte dei pagamenti del gruppo in Russia viene effettuata dalla piattaforma Internet del partner bancario internazionale. "La protezione dei file di pagamento rimane un argomento preoccupante", commenta Yannick Gehin, responsabile di tesoreria per Europa dell'Est, Medio Oriente e Africa presso Danone.

 

A causa degli ostacoli normativi, quest'ultimo fatica molto a replicare in Russia l'organizzazione centralizzata della tesoreria del gruppo.

 

Il fabbisogno di capitale circolante minimo delle sussidiarie  russe del Gruppo è garantito da prestiti a breve termine locali negoziati presso banche internazionali partner. "Il cash pooling nozionale domestico è pratico, tuttavia non è possibile la fusione totale degli interessi debitori. Il cash pooling fisico domestico è ammesso dal punto di vista normativo e le nostre banche partner stanno lavorando attivamente su una soluzione che eliminerà tutte le incertezze relative alle implicazioni contabili e fiscali", sottolinea Yannick Gehin. Nell'attesa, il finanziamento  degli investimenti è  garantito da prestiti intragruppo in rubli: "Queste operazioni necessitano dell'emissione di un "passport of deal". La copertura del finanziamento viene effettuata offshore dalla sala mercati del gruppo, in condizioni abitualmente favorevoli. E’ utile sottolineare che ,la presenza della  banca interna al Gruppo consente di evitare la ritenuta alla fonte del 20% , che invece viene applicata agli enti di prestito non aventi statuto bancario". Questa ritenuta alla fonte fa sì che non sia economicamente interessante per la maggior parte dei clienti corporate affidarsi a prestiti intercompany per trasferire la liquidità detenuta in Russia verso un conto centralizzato internazionale. Inoltre, anche se teoricamente possibile, la creazione di un cash pooling internazionale si scontra nella pratica con l'obbligo di documentare ciascun flusso. Per questa ragione, i tesorieri, pur lamentandosi dei tempi lunghissimi, continuano per il momento a rimpatriare i fondi sotto forma di dividendi.

 

Costretti a finanziare il fabbisogno di capitale circolante su base locale, i gruppi internazionali risentono dell'impatto della crisi di liquidità che si è abbattuta sul sistema bancario russo a partire dalla metà di settembre e che ha provocato il fallimento di una cinquantina di istituti. Inoltre, i significativi fenomeni di speculazione sulla svalutazione della moneta russa rispetto al dollaro dovuta alla caduta dei prezzi del greggio, hanno provocato una carestia sul mercato dei cambi. Non si trovano più rubli e il mercato interbancario si è ritrovato completamente chiuso. Di fatto, il costo dei finanziamenti locali si è moltiplicato di due o tre volte, e finanziarsi a oltre un mese è diventato difficile. "L'aumento dei tassi di interesse in Russia porta il costo dei prestiti a livelli proibitivi", riassume il tesoriere di un altro gruppo agroalimentare. L'estrema volatilità del rublo rende aleatoria qualsiasi copertura del rischio di cambio. Inoltre, diventano rapidamente proibitivi anche i finanziamenti intercompany che generano uno swap di cambio offshore. Il tesoriere di questo secondo Gruppo ha, dal canto suo, la necessità di gestire dei flussi in rubli contro fiorini ungheresi che nessun prodotto standard sul mercato è in grado di coprire. Obbligato a effettuare il "cross euro", si espone a una doppia volatilità molto pericolosa. "La crisi mette in evidenza tutti gli errori di valutazione in termini di collocamento. Non è possibile aspettare il venerdì per coprire il rischio di cambio di una transazione completata all'inizio della settimana", conclude.

 

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