| Italia: costo dei metodi di pagamento in diminuzione e specificità locali in via di estinzione |
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| 6/02/2009 | |
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Quinto mercato dei pagamenti non cash dell'eurozona con circa il 6% delle operazioni, l'Italia, a passo più o meno sostenuto, si avvia verso la maturità. Nel corso degli ultimi cinque anni, al pari degli omologhi europei, i tesorieri italiani hanno potuto osservare una diminuzione della fattura bancaria relativa alla gestione dei flussi. Per i clienti corporate, l'adozione di pratiche internazionali si traduce inoltre con la riduzione del numero di banche che gestiscono le operazioni di cash management, in particolare per le filiali di gruppi stranieri che non mostrano reali problemi di finanziamento. Lo sviluppo delle pratiche delle gare d'appalto, nonché l'attuazione degli strumenti di pagamento SEPA contribuiscono alla tendenza rilevata. Le operazioni di rinegoziazione delle condizioni bancarie gestite dalla divisione Consulenza di bfinance (*) mostrano che rispetto alle tariffe applicate in Germania, Francia e Spagna, il cash management in Italia è ancora relativamente caro: di 1,5 volte più caro che in Francia e di due volte superiore a quanto registrato in Germania. Tuttavia, rimane il fatto che dal 2003 a oggi i costi si sono dimezzati, con un'accelerazione al ribasso negli ultimi due anni. Anche la rinegoziazione delle condizioni bancarie si è dimostrata piuttosto benefica: il costo del cash management, che rappresenta circa lo 0,06% del fatturato prima delle gare d'appalto, si è ridotto in media del 40%, ottimo risultato poiché in base allo schema osservato, le economie si possono spingere fino a circa il 60% della fattura complessiva.
RID e RIBA La modalità di fatturazione di questi due metodi tende ad avvicinarsi agli standard europei. Sebbene costituiscano la fonte di remunerazione principale, post gare d'appalto le banche incassano solo da 0 a 2 giorni di valuta. Di fatto, la parte del flottante si è notevolmente ridotta e rappresenta solo il 15% della fattura complessiva, contro il 40% di cinque anni fa. Tipiche della fatturazione dei flussi in Italia, anche le spese per riga tendono a scomparire, come del resto le commissioni unitarie sui RID e le RIBA e le commissioni proporzionali sui bonifici esteri, sempre applicate senza fondamento economico ma ormai ridotte a una proporzione compresa tra lo 0,05% e lo 0,1% dell'importo delle transazioni, e sempre più spesso plafonate. Tuttavia, non è raro rilevare differenze di prezzo per i servizi erogati, le quali possono variare anche di 2,5 volte tra una banca e l'altra. "La fattura del cash management può variare in modo significativo a seconda che le aziende utilizzino o meno le RIBA (ricevuta bancaria, prelievo non preautorizzato). Inoltre, le carte Bancomat, i RID e le RIBA sono soggetti a commissioni interbancarie", precisa Nathalie Bouvret, responsabile prodotti e ricerca presso la divisione Consulenza di bfinance.
La rinegoziazione delle condizioni bancarie rappresenta inoltre l'occasione di citare l'adozione degli strumenti SEPA. Oltre la metà delle otto banche italiane che hanno risposto alle consultazioni, per il bonifico SEPA (SCT) emesso propone un prezzo pari a quello del bonifico italiano locale, circa il 20% indica un prezzo inferiore e il restante 25% circa suggerisce un prezzo superiore. Peraltro, di recente è aumentato il numero delle banche che non fa alcuna differenza tra i bonifici SCT inferiori o superiori a 50.000 €. Infine, nella maggior parte dei casi, i bonifici ricevuti, sia in formato locale che in formato SCT, sono gratuiti.
Riduzione del perimetro bancario Per operare la selezione dei propri partner, le aziende italiane privilegiano innanzitutto la relazione storica e la copertura geografica. "Le relazioni delle aziende con le banche italiane sono piuttosto sparpagliate, poiché nella gestione dei flussi intervengono una quindicina di istituti. Tuttavia, le aziende tendono a negoziare le gare d'appalto con un numero di banche compreso tra 3 e 5", precisa Nathalie Bouvret. Dopo le gare, le aziende si affidano in media a due banche. Se i principali istituti nazionali come Unicredit, Intesa-San Paolo o BNL (dopo l'acquisizione di BNP Paribas) e quelli stranieri quali Deutsche Bank rispondono regolarmente alle gare d'appalto per il cash management, determinati gruppi importanti, ad esempio Mediobanca e Monte Paschi, non vi partecipano. Oltre al prezzo, che non figura tra i criteri prioritari per la razionalizzazione del perimetro bancario, "i clienti corporate italiani evidenziano poche esigenze in termini di qualità e non mostrano una particolare volontà di sofisticazione", precisa Stephan Ireland, responsabile dello sviluppo internazionale Corporate. Ad esempio, raramente le aziende rimettono in causa l'incapacità delle banche di fatturare le operazioni di pagamento in modo trasparente e in base a una periodicità stabilita. Tuttavia, le problematiche di sviluppo del cash pooling diventano sempre più ricorrenti. "Le aziende non pensano a mettere in atto procedure di cash pooling multibanca nella misura in cui possono effettuare manualmente il trasferimento dei saldi mediante gli strumenti di elettronica bancaria", spiega Stephan Ireland. Lo sviluppo dei conti ZBA multibanca è ostacolato da limiti normativi e tecnici, ad esempio, il rifiuto di determinate banche di firmare gli accordi Swift MT 101 necessari al trasferimento automatico dei saldi. Per quanto riguarda lo strumento di comunicazione bancaria, quest'ultimo può rivelarsi fonte di rigidità. Secondo Nathalie Bouvret, "esistono degli ostacoli psicologici al cambiamento della banca attiva". In effetti, non esiste alcun protocollo equivalente all'Etebac francese. Le aziende utilizzano essenzialmente uno strumento di remote banking multibanca da cui possono accedere a tutti i loro conti. La banca "attiva", ovvero quella che fornisce lo strumento, riceve l'integralità degli ordini e li trasmette alle altre banche qualificate come "passive". Di fatto, necessitano dello strumento SwiftNet solo per comunicare con le banche straniere. (*) Solo clienti Corporate B2B. Fatturato in Italia: da 200 milioni a 2 miliardi di euro. Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo |
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