| Basilea II: problematiche e impatto sulle relazioni bancarie |
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| 4/12/2008 | |
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Diventato popolare con la riforma dell'indice di solvibilità bancaria Basilea II, il RAROC (Risk Adjusted Return on Capital) è il principale indicatore di redditività di un'operazione o di un cliente corporate utilizzato dalle banche. Costituisce un modello di riferimento per la valutazione della redditività di un servizio bancario rettificata in base al profilo di rischio del cliente corporate e/o di una operazione specifica e varia in base a tre elementi fondamentali: il reddito, il rating interno e il tasso di recupero. Sovente, nelle relazioni con le banche, le imprese tendono a evidenziare i costi bancari ritenuti troppo elevati rispetto al capitale impegnato, senza realmente sforzarsi di tenere conto della natura più o meno remunerativa de delle entrate della banca. Di fatto, i test di sensibilità effettuati dalla divisione Consulenza di bfinance tratti dal modello RAROC mostrano che la redditività delle banche non è poi così dipendente dai margini lordi. Si nota inoltre un effetto leva significativo per quanto riguarda il miglioramento del tasso di recupero della banca, in particolare nell'ipotesi in cui l'operazione si avvalga di una garanzia che riduce il rischio per la banca.
Negoziare il rating
In generale, le banche che lottano per ottenere un margine di intermediazione il più elevato possibile hanno interesse ad aumentare i profitti e il tasso di recupero esagerando la percezione del rischio bancario sulla controparte. In questo modo, mantengono un livello di redditività identico senza alcun impatto sui fondi propri. Per risparmiare, i clienti corporate devono pertanto concentrare i loro sforzi nella "negoziazione" del rischio bancario. Pertanto, sembrerebbe corretto allocare a questo esercizio una quantità di risorse pari a quella dedicata alle relazioni con le agenzie di rating.
Per quanto noto, le banche raramente comunicano la classificazione precisa di una impresa e preferiscono collocare la controparte in una scala di rischio. Di conseguenza la metodologia utilizzata per i modelli di rating interno delle banche lascia comunque un margine di negoziazione.
Garanzie integrative
È sorprendente, ma per le controparti che richiedono il credito, i clienti corporate classificati come A+ e oltre, negoziare il rating non è la migliore strategia. Da un lato, come indicato sopra, l'impatto sul RAROC diventa più marginale man mano che si avanza ai livelli più elevati della scala di rating. Dall'altro, la perdita media nei modelli di Basilea II non può essere inferiore a 3 punti base ovvero l'equivalente S&P di un A+. La strategia ottimale consiste pertanto nell'aumentare il proprio tasso di recupero. Anche quando il debitore rappresenta un rischio eccellente, è più interessante offrire maggiori garanzie che non aumentare le entrate della banca. Questo è un argomento di riflessione che meriterebbe un ulteriore approfondimento, a maggior ragione poiché è noto che la maggior parte dei crediti concessi sul mercato non sono corredati da alcuna garanzia.
Redditività bancaria equilibrata
Negoziare un rating interno o un tasso di recupero non ha come conseguenza obbligatoria la riduzione della redditività della banca al minimo. L'idea è quella che per stabilire una relazione con le banche positiva per tutte le parti, il direttore finanziario deve cercare di aumentare la redditività delle banche, almeno per quelle con un RAROC inferiore al 10%, portandola a un valore ottimale del 13-15%. È importante mantenere un livello di RAROC "ragionevole" in un'ottica di lungo termine, per far fronte ad eventuali capovolgimenti del ciclo di credito o eventi sistemici che potrebbero verificarsi in un periodo di tempo sconosciuto e per assicurarsi la presenza della banca in qualsiasi tipo di situazione.
Nel contesto della crisi finanziaria, si osserva un sensibile aumento degli obiettivi di RAROC delle banche: vengono prese in considerazione solo le operazioni che garantiscono una redditività dal 20 al 25%. In generale, la rettifica viene effettuata sul prezzo del credito: i prezzi delle linee a breve termine (scoperto, spot...) sono stati moltiplicati di due o di tre volte dopo il fallimento di Lehman Brothers, laddove per i crediti bancari a medio/lungo termine è necessario conteggiare un margine incrementale 100-200 punti base. Inoltre, le commissioni per l'apertura del credito e per l'emissione di obbligazioni aumentano in modo significativo.
GRR o redditi?
Il parametro principale per modificare la redditività bancaria è la classificazione, ovvero il rating interno globale del richiedente oppure il GRR (Global Recovery Rate, tasso di recupero) applicato a un'operazione, di fatto le variabili più sensibili al RAROC. Ricordiamo che nell'ambito di Basilea II, il rating interno e il GRR saranno stabiliti mediante modelli interni della banche, e che pertanto, rappresentano delle variabili "negoziabili". Ad esempio, in alcuni casi è più interessante offrire una garanzia (anche se i direttori finanziari sono spesso riluttanti in merito a questo argomento) per aumentare il GRR anziché cercare di essere più vantaggiosi per l'una o l'altra banca. Al contrario, se il direttore finanziario pensa di essere classificato "generosamente" dalle banche, può ritrovarsi in una posizione scomoda in caso di riduzione del rating, che può ridurre di alcuni punti il RAROC.
In effetti, l'impatto del margine di intermediazione è minimo. L'arbitraggio GRR/margine è ancora più a favore del GRR per un cliente corporate con rating « A ». In più, il GRR ha un impatto ancora maggiore quando i fondi propri economici allocati dalla banca alla relazione sono significativi. Se il capitale economico allocato è poco elevato, conviene offrire margine anziché aumentare il GRR.
Per quanto riguarda la ripartizione dei margini, il principio porta alla concentrazione del « side business » sulle banche finanziatrici. A causa della debolezza dei RAROC, la relazione bancaria continuerà naturalmente a risultare più concentrata. Lo scambio flusso contro credito rappresenta sempre la preoccupazione fondamentale dei direttori finanziamenti-tesoreria, più che del Direttore generale Finanza o dell'Amministratore delegato che avrebbero una maggiore tendenza a offrire delle fonti commissionali come M&A (Mergers & Acquisitions, fusioni e acquisizioni) anche a banche diverse da quelle di finanziamento.
Debito bancario e non
In termini di operazioni e di trading, il passaggio da Basilea I a Basilea II invita i Grandi Gruppi a interrogarsi sul dimensionamento del debito globale. Da un lato, i prezzi sono allettanti: a breve termine, un debito bancario ha un livello di costo inferiore rispetto a un debito obbligazionario, tuttavia, in una prospettiva di medio termine, un cliente corporate con un RAROC globale inferiore al 15 o al 20% dovrebbe cercare di ridurre i finanziamenti bancari e aumentare la quota di finanziamenti sul mercato dei capitali. Altro esempio, un direttore finanziario potrebbe cercare di ridurre le dimensioni delle linee bancarie, che utilizzano i fondi propri della banca, per ottenere in contropartita delle riduzioni di tariffe sugli altri servizi.
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